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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

L’ultima fiction televisiva: “Il generale dei briganti”

….Ovvero per dirla alla napoletana: “‘no cuofano ‘e fessarie”

di Dora Liguori

Dopo le strampalate ultime fiction ( vedi Anita Garibaldi) ritenevamo che, alla luce dell’imperante ostruzionismo operato nel 2011  circa gli avvenimenti che hanno caratterizzato l’Unità d’Italia ( visti sempre dalla parte del Nord o se preferite dei vincitori), noi “sudisti” ( la definizione  è di quel “tenerone” di Cazzullo) fossimo al riparo da ulteriori vergognose fiction. Leggi tutto »

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  • A Nicola Zitara

    Nicola Zitara

    “Il meridionalista”

    Economista, filosofo, ideologo, romanziere, poeta, brigante

    ( di Domenico Iannantuoni , ottobre 2010)

     

    “Nicola Zitara (Siderno 1927), giornalista, scrittore, bibliotecario, studioso meridionalista, autore dei saggi LUnità dItalia: nascita di una colonia e Il proletariato esterno, per i tipi di Jaca Book, e del romanzo storico Memorie di quandero italiano. Di ideologia socialista (fu segretario della federazione del PSIUP di Catanzaro e scrisse per Quaderni calabresi), è oggi esponente del movimento culturale neo-borbonico, fortemente critico verso lo Stato unitario.”

    Questa la breve didascalia che accompagna l’immagine di  Nicola Zitara in età giovanile e pubblicata sul sito ufficiale della Città di Siderno sua amata città Natale.

    E’ doveroso aggiungere per completezza che a partire dal 1944 Zitara fu esponente operativo del Partito Socialista dal quale ne uscì nel 1958 trovandosi in disaccordo su questioni etiche e aderendo successivamente al PSIUP. Ben presto però si allontanò anche da questa formazione politica trovandosi in personale forte disaccordo per la linea prettamente filo nordista di tale partito. Tra il 1968 ed il 1972 curò la rivista “Quaderni Calabresi”.  Subito dopo la rivolta di Reggio diede alle stampe , con debito successo editoriale e politico, “ L’Unità d’Italia, nascita di una colonia” e poco dopo “Il Proletariato esterno”, raccolta di molti suoi precedenti scritti. Leggi tutto »

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  • Presso la sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi (sede della Provincia di Firenze) si terrà sabato 3 dicembre ore 15.00 il convegno La cavalleria cristiana nella difesa della Santa Croce sotto le insegne di San Giorgio, organizzato dallOrdine Costantiniano di San Giorgio Delegazione Toscana. Diversi gli interventi dei confratelli accademici, Mons. Prof.A.Drigani (La Devozione a San Giorgio nella Storia della Chiesa),prof.L.Borgia (San Giorgio protettore della cavalleria cristiana e lemblematica araldica),prof.M.Gemignani (San Giorgio nellonomastica navale della Regia Marina e della Marina Militare), dr.A.Bicchi (Culto e reliquie di S.Giorgio), prof.A.Conti (Gli Ordini cavallereschi dedicati a San Giorgio),Av.A.Scasso (Il carisma dellOrdine Costantiniano devoto a San Giorgio nel terzo millennio, quale futuro della Cavalleria?).

    Tra le autorità presenti allevento ci sarà SAR la principessa Ines di Borbone Due Sicilie, figlia del Gran Maestro dellOrdine, SAR linfante D.Carlos di Borbone, e nipote del re Juan Carlos di Borbone Spagna, la quale porterà la testimonianza di solidarietà verso le vittime delle recenti alluvioni in Toscana.Il vertice Delegatizio, marchese Domenico Serlupi con il marchese Pietro Mazzarosa ed duca Ettore dAlessandro di Pescolanciano confermeranno i donativi per la Casa degli anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri in Firenze, pur presenti al convegno, nonchè una prossima collaborazione di aiuti con il locale Comitato Scuola di Vo-Tokpli, impegnato nella costruzione di scuole a Toplì Tomè (Togo).Per info: www.smocsgtoscana.altervista.org

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  • IL SOGNO INDUSTRIALE BORBONICO

    I poli siderurgici di Mongiana e Pietrarsa

    Nel 1770, allorquando in Europa si diffondeva la notizia del fastoso matrimonio del delfino-futuro re di Francia Luigi XVI con Maria Antonietta d’Asburgo Lorena, in una poco nota località della Calabria si progettò la nascita del più importante complesso
    ferriero del regno delle Due Sicilie.Le aree siderurgiche di Mongiana e Ferdinandea nacquero sotto il regno del giovane sovrano Ferdinando IV di Borbone,affiancato dal Consiglio di Stato presieduto dall’illuminato toscano Tanucci. Il governo borbonico,in questa epoca di prima reggenza, era occupato a creare sviluppo economico in quei territori, che offrivano potenziali risorse naturali da sfruttare e tanta manodopera bisognosa di lavoro. Il colle calabrese Cima, con la sua Piana Stagliata Micone, disponeva di abbondanza di acque per la presenza di un ruscello ivi scorrente, nonché di fitti boschi con pregiato legname e tanto minerale ferroso. Agli albori della grande rivoluzione industriale, su questo territorio cominciarono così a sorgere delle infrastrutture per la siderurgia, come a Stilo ove furono realizzate diverse ferriere. Le due “Nuove Regie Ferriere”, che sorsero in contrada Cima, furono
    progettate dall’architetto napoletano Mario Gioffredo e la fonderia di Mongiana nel tempo migliorò i suoi processi di combustione, incrementando il suo ciclo produttivo.

    Quando il regno fu occupato dai francesi, Leggi tutto »

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  • Lettera aperta al Governatore della Regione Molise

    On.le Dott. Michele Iorio

    presidente.iorio@regione.molise.it

    Sig. Presidente,

    in questi giorni, ai giovani studenti molisani, sotto il Patrocinio della Regione Molise, viene distribuito un opuscolo contenente lo Statuto Albertino e la Costituzione Italiana.

    La finalità dovrebbe essere quella di evidenziare la continuità “unitaria” delle due Carte.

    Si tratta di un’operazione improponibile stante la radicale conflittualità fra l’una e l’altra.

    Lo Statuto Albertino era la Costituzione dello Stato Sardo-Piemontese che fu imposta alle popolazioni meridionali col preciso e dichiarato scopo di formalizzare l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna. L’annessione e non l’unità!, come del resto bene evidenziato nel modulo del falso plebiscito del ’60.

    Dal 17 marzo del 1861 al 22 dicembre del 1947, la già precaria e problematica unità d’Italia fu marchiata da questo atto di sfregio alla dignità dei vinti popoli meridionali. Leggi tutto »

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  • La fedeltà della classe forense al Real Trono nella congiura del 1794

    di Ettore d’Alessandro di Pescolanciano

     

    La storiografia liberal-crociana ha tramandato un modello preconcettuale di storia Patria, spesso lontano da scomode verità sui fatti realmente accaduti nel regno di Napoli. E’ pregiudizio che le congiure napoletane, di fine settecento, contro il legittimo sovrano Borbone trovarono il sostegno di determinate classi sociali dominanti o emergenti. Difatti, si è consolidata con gli storici risorgimentali l’idea che la repubblica partenopea fu voluta da una elite aristocratica anti-monarchica, quantunque vi è testimonianza accertata di molti nobili del regno rimasti fedeli al proprio sovrano, in quel contesto di eventi. Analogamente si è ritenuto che la cultura illuministica e filo-giacobina attecchì tra tutti gli Leggi tutto »

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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