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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio per la categoria ‘Personaggi Illustri

Ing. Nicola Romeo

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Nicola Romeo nacque a S.Antimo (NA), nel 1876 e si laureò in ingegneria nel 1900. Grande tecnico e grande imprenditore, fondò nel 1911 la S.a.s. ” Ing. Nicola Romeo e CO” che fabbricava macchinari e materiali per l’industria mineraria. Rilevò nel 1915 gli stabilimenti del Portello in Milano; successivamente la sua Società assorbì le Officine Meccaniche di Saronno, Le Tabanelli di Roma, le Off. Ferroviarie di Napoli ed eccoci quindi all’ALFA ( Anonima Lombarda Fabbrica Automobili ) che diventò ALFA ROMEO. Fu costretto ad abbandonare il controllo dell’Alfa Romeo, che passò all’IRI, nel 1928. Le insanabili controversie giunsero quando l’azienda aveva ormai raggiunto rinomanza internazionale per le innumerevoli vittorie su pista ed anche perchè l’Alfa era diventata la principale casa automobilistica Italiana. Forse fece anche l’errore di sottrarre il grande tecnico Vittorio Jano alla Fiat….. la storia ora proseguitela Voi… un po’ di dietrologia non guasterà certamente.

Giovanni Paisiello

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(1740-1816)Grande musicista di fama internazionale, ancora oggi le sue composizioni, preziose ed inconfondibili, sono riproposte in numerosi repertori sia per organo, organo e fiati oppure per orchestra. Ha composto l’inno nazionale del Regno delle Due Sicilie che ancora oggi, a distanza di oltre duecento anni, si ascolta con piacere per le efficacissime armonie e l’enfasi sostenuta e coinvolgente.

Giordano Bruno

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Nacque a Nola nel 1548. Fu giovanissimo ministro della chiesa e poi grande filosofo. …l’anima che si unisce a Dio mediante l’intelletto ed il raziocinio….l’universo infinito la cui anima è Dio… Lasciò traccia di sè in tutta l’europa intellettuale, visse per lunghi periodi nelle principali città europee. Sembra che fu consegnato all’inquisizione dal veneziano Mocenigo perchè turbato dalle idee da lui professate.Processato per eresia, fu giustiziato/assassinato sul rogo il 17/2/1600. Forse è da quella data che il mondo cattolico, non più in grado di rigenerarsi, lasciò spazio libero al pragmatismo protestante e alla nascita della….Banca d’Inghilterra?

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  • Enrico Caruso

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    Cantante lirico ( Tenore) ,nacque a Napoli il 25/2/1873. Morì a soli 48 anni nella sua Città che mai volle abbandonare nonostante il successo inenarrabile e per certi versi mai più eguagliato raggiunto in tutto il mondo. Per i nostri emigranti ( in particolare quelli meridionali) fu il più grande motivo, se non l’unico, di orgoglio e di appartenenza ad una terra tanto lontana quanto amata. Di animo gentile e generoso, donava, senza risparmiarsi, ai bisognosi. Enrico Caruso, il sublime, l’osannato, il maestro per eccellenza, ha lasciato a tutta l’umanità una eredità canora immensa. A ben riflettere il bene che Enrico ha fatto, in particolare per l’Italia meridionale, è incommensurabile. Si contano al mondo numerosissime associazioni a “Lui” dedicate.

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  • Domenico Scarlatti

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    Nacque a Napoli nel 1685. Fu il più grande clavicembalista del suo tempo, ancor oggi il “Modo” con cui egli suonava è detto “scarlattiano”, proprio per la specificità del tocco e del fraseggio.

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  • Domenico Cimarosa

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    Domenico Cimarosa ( nato nel 1749 a Caserta). Grande compositore, eccellente violinista, ottimo cantante, segna una pietra miliare della musica napoletana del 700 e condizionerà il corso artistico di molti discepoli fino ai girni nostri. Ancora oggi peraltro le sue opere sono particolarmente apprezzate e la produzione discografica è particolarmente attiva ( Il Marito Disperato, Il Matrimonio Segreto, L’Italiana in Londra, Concerto in Sol Maggiore etc..)

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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