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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio per la categoria ‘Personaggi Illustri

Maria Sofia di Wittelsbach

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(L’ultima regina delle Due Sicilie)

di Sergio della Valle

Maria Sofia di Wittelsbach, sorella di Sissi, imperatrice d’Austria, sbarcò a Bari dalla fregata il Fulminante il 3 febbraio 1859 appena diciassettenne, per incontrare per la prima volta suo marito Francesco, figlio di Ferdinando II ed erede del Regno, che aveva sposato per procura a Monaco. Ebbe così inizio la breve avventura napoletana di questa bella, intelligente, colta duchessa bavarese, che, dopo soli tre mesi dal suo arrivo nel Regno di Napoli , doveva divenirne l’ultima regina: Ferdinando, infatti, ebbe appena il tempo di conoscere la nuora, con la quale peraltro simpatizzò subito, prima di rendere l’anima a Dio il 22 maggio, dopo lunga e dolorosa malattia, mal curata, contratta proprio durante il viaggio con la corte a Bari per accoglierla. Il vecchio re lasciò quindi troppo presto a Francesco e Maria Sofia la guida di un regno sul quale già si addensavano pesanti minacce esterne e interne, che i due giovani, per età, inesperienza, inadatta preparazione, errate o proditorie valutazioni dei loro consiglieri, non furono in grado di fronteggiare. Le vicende dei due anni successivi, con i trattati internazionali disattesi, i tradimenti, le battaglie, e la definitiva conquista del Regno, sono storia nota; storia peraltro scritta, come sempre accade, dai vincitori e dai loro epigoni, che non mancarono, per giustificarne l’operato, di ricorrere anche alla menzogna ed alla calunnia dei reali spodestati. (altro…)

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  • Giacinto De Sivo

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    Giacinto dè Sivo nacque nel 1814 a Maddaloni ( Caserta ). Il padre era  un ufficiale dell’esercito napoletano. A Napoli frequentò la scuola di lingua ed elocuzione italiana di Basilio Puoti. Nel 1848 fu nominato consigliere d’intendenza della provincia di Terra di Lavoro.

    Il 14 settembre 1860 dè Sivo rifiutò di rendere omaggio a Garibaldi e fu arrestato. La sua villa, occupata da Bixio e da altri capi garibaldini, fu saccheggiata. Il 1 gennaio 1861 fu arrestato per la seconda volta ed imprigionato per due mesi. Scarcerato, cominciò a pubblicare il giornale “La Tragicommedia”. Dovette rifugiarsi a Roma. Nel 1861 pubblicò ” L’Italia e il suo dramma politico e I Napolitani al cospetto delle nazioni civili. Tra il 1862 e il 1867, vincendo enormi difficoltà, pubblicò la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861.

    Morì in esilio a Roma nel 1867.

    E’ stato lo storico più lucido ed intransigente dell’Antirisorgimento ma fu anche insigne poeta, grande letterato e indiscusso patriota Duosiciliano. 

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  • Totò – Antonio De Curtis

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    Specchio dell’ anima meridionale, artista insuperabile, vero patriota del SUD.

    Vincenzo Bellini

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    (1801-1835) Bellini nasce a Catania, allievo in Napoli del Maestro N. Zingarelli, esprime immediatamente doti assolutamente inedite. Musicista di fama internazionale pur in una breve quanto folgorante carriera per la prematura morte. Resta ancora oggi un raro esempio di grande capacità di espressione drammatica.(Tra le sue opere: Il Pirata, La Straniera,Zaire, I Capuleti e i Montecchi, La Sonnambula, Norma, Beatrice di Tende, I Puritani)

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  • Torquato Tasso

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    Nasce a Sorrento nel 1544. Autorevolissimo esponente del Rinascimento, fu conosciuto in tutto il mondo e da tutti i più grandi poeti, preso a modello, oltre che per i contenuti della Sua poetica, anche per la squisita tecnica metrica dei suoi sonetti.

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  • Luca Giordano

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    Luca Giordano ( Napoli 1647-1705 ), soprannominato Luca Fapresto, per la sua rapidità esecutiva. Amante della Sua Napoli, se ne distaccava sempre con difficoltà, ma la Sua capacità artistica, molto apprezzata ovunque, lo costrinse a vivere lunghi periodi in Roma, Venezia, Firenze, Madrid… ove ha lasciato opere di valore inestimabile. Alla fine del 700 Giordano è consacrato come protagonista indiscusso del vecchio continenete. La sua pittura è caratterizzata da colori solari tipicamente Napoletani.

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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