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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2009

tratto dal giornale il Frizzo 4/01/2009 (Terza Parte)BibliografiaDelibere dell’Università di Lucera 1815-1860. Biblioteca comunale di Lucera – “Due Sicilie, 1830-1880” – Antonio Pagano, Capone Editore – 2002).“Storia, società e briganti nel Risorgimento italiano” – Ottavio Rossani, Pianeta Libri Editore – 2002.e. gemminniinfo@ilfrizzo.it   Lucera e la “Cultura” ormai dimenticata. 1815-1860. Lucera, Regno delle Due Sicilie: il trionfo dei Borbone

Pubblica Istruzione

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Il 3 aprile del 1817 l’Intendente della Provincia chiede «…di sistemarsi l’istituzione delle fanciulle anche la fortunata occasione di essere giunte in città due maestre, una romana ed un’altra senese».
Parimenti con una lettera del 6 maggio 1817 l’intendente chiede «…di essere subito informato se le scuole sono in attività, se vi siano buoni maestri, e se vi sia concorso di alunni in conformità al Regolamento del 1° maggio del 1816 e che secondo l’art. 12 di detto Regolamento iscritto nel Giornale d’Intendente n. 68 i Decurionati sono chiamati a sorvegliare il profitto degli alunni, e rapportare anche i disguidi che ne avessero luogo. Il Decurionato su tal proposta ha creduto proprio di risolvere come ha risoluto, e deliberando di creare (altro…)

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  • tratto dal giornale il Frizzo 4/01/2009 (Seconda Parte)BibliografiaDelibere dell’Università di Lucera 1815-1860. Biblioteca comunale di Lucera – “Due Sicilie, 1830-1880” – Antonio Pagano, Capone Editore – 2002).“Storia, società e briganti nel Risorgimento italiano” – Ottavio Rossani, Pianeta Libri Editore – 2002.e. gemminniinfo@ilfrizzo.itLucera e la “Cultura” ormai dimenticata. 1815-1860. Lucera, Regno delle Due Sicilie: il trionfo dei Borbone

    Istituzione dei bagni a vapore e liquidi in Lucera

    Il 6.12.1821 il comune concede l’autorizzazione a Giacomo Fabris, esperto di macchine a vapore per filatura, tintoria, bagni ed in genere fornelli a vapore, al quale Ferdinando I – un Re che “fiutava” tutte le invenzioni ed innovazioni, da chiunque e da qualunque parte provenissero purché utili al Regno – aveva concesso il 23.11.1819, con decreto reale, la “privativa per dieci anni”.
    «…si è data lettura della seguente domanda del Sig. Fabris munito del Regio Decreto per li stabilimenti col l’uso della macchina a vapore di sua perfezione […] D. Giacomo Fabris nativo di Feltre nel Regno Lombardo Veneto l’espone che come munito di Real Decreto del 23 Nov. 1819 per la privativa a lui accordata pel perfezionamento da esso fatti ai fornelli a vapore da servire per filatori, tintorie, bagni, e in altri casi per la durata di anni dieci a termini del decreto del 2 marzo 1810 provvisoriamente in vigore, domanda a tenore dell’art. 14 della detta legge di stabilire dei bagni a vapore, e liquidi in Lucera, giusta il processo di sua invenzione in un caseggiato che a sua propria spesa fonda nella parte esterna delle mura della città a dritta, e sinistra della così detta Torre del Cannone, avvalendosi della fossata antica della città nell’estrazione che dalla pianta viene allegata. Vi abbisogna perciò la cessione del terreno stesso giusta i termini fissati e stabiliti…». Il Decurionato, visto […] approva.

    Istituzione della “Biblioteca comunale” e di una “Accademia Letteraria”

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    Questa biblioteca era di proprietà privata. Nel 1817 il sindaco Onofrio Bonghi fa conoscere al Decurionato (altro…)

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  • tratto dal giornale il Frizzo 4/01/2009 (Prima Parte)BibliografiaDelibere dell’Università di Lucera 1815-1860. Biblioteca comunale di Lucera – “Due Sicilie, 1830-1880” – Antonio Pagano, Capone Editore – 2002).“Storia, società e briganti nel Risorgimento italiano” – Ottavio Rossani, Pianeta Libri Editore – 2002.e. gemminniinfo@ilfrizzo.itLucera e la “Cultura” ormai dimenticata. 1815-1860. Lucera, Regno delle Due Sicilie: il trionfo dei Borbone

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    In un’epoca di profonda trasformazione vengono costruite in città tutte le strade in basalto, i luoghi pubblici vengono illuminati e viene migliorata la Pubblica Istruzione. Vengono istituite cattedre per insegnamento del diritto ed emanate specifiche norme di controllo sui generi alimentari, viene installato il telegrafo elettrico, viene costruito il teatro, la biblioteca e l’accademia letteraria, vengono erogate le pensioni… Sono questi solo alcuni esempi di funzionalità e di modernità del tessuto socio-economico-culturale cittadino degli anni del regno borbonico.Lucera, 04.01.2009 – La storia, si sa, viene sempre scritta dai vincitori: per il Regno delle Due Sicilie questa storia è stata sconfessata da molti documenti e testimonianze coeve. Articoli e recensioni – oltre a trasmissioni televisive – atti a far luce sulle innovazioni dei Borbone si susseguono quotidianamente, non ultimo l’articolo apparso sul “Sole 24 Ore” del 14 dicembre 2008 dal titolo: “Se imitassimo i Borboni?”. (altro…)

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  • Di Ettore d’Alessandro di Pescolanciano

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     Carlo III di Borbone

    Il 10 maggio 1734 l’infante don Carlo di Borbone, figlio terzogenito del re di Spagna Filippo V e di Elisabetta Farnese, fece il suo solenne ingresso in Napoli, accolto con grandi festeggiamenti dalla popolazione locale, decretando così la nascita del regno duo-siciliano.
    Questa impresa militare ebbe inizio allorquando il diciottenne Don Carlo, già legittimato nel 1731 della corona ducale di Parma (altro…)

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  • Un napoletano alla “Vogalonga”

    di Gaetano “Ninì” Cafiero

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    Antonio da sempre me la menava con la Vogalonga. Tutte le volte che gli affidavano la direzione d’un  nuovo periodico (o d’uno vecchio bisognoso di rianimazione) lui ci cacciava dentro un reportage sulla Vogalonga. Fotografie di Enrico Cappelletti. Una festa di colori, facce stravolte dalla fatica, occhi d’orgoglio, acqua,  merletti di marmo, Venezia. Io già amavo Venezia. Come tutti. Venezia è patrimonio dell’umanità, dunque appartiene a tutti e a ciascuno. Un po’, anzi: parecchio di più ai veneziani. Che hanno inventato la Vogalonga innanzi tutto per ribadire il loro diritto al possesso della già Serenissima. E per attirare l’attenzione della pubblica opinione sui problemi della città ricamata sulla laguna e minacciata dall’acqua alta, dal moto ondoso, dall’invadenza di milioni di foresti che la percorrono, la calpestano, la insudiciano ma portano schei, soldi, valuta pregiata finché circolava la lira perché adesso circola l’euro che è valuta pregiatissima, è come se la lira si fosse apprezzata di 1936,27 volte.
    Questa faccenda della Vogalonga mi intrigava. (altro…)

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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