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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2009

di Francesco Antonio Schiraldi

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Fotografia di Carlo di Borbone (1811-1862) e Penelope Smith (1826-1882)

In questi travagliatissimi tempi di tempeste finanziarie e patemi d’animo dell’economia internazionale, capita singolarmente a noi italiani, come sempre stravaganti in tutto, di trovarci inopinatamente al centro di un vortice inarrestabile di pettegolezzo e congetture scandalistiche che avvolgono il vertice delle nostre istituzioni. Mentre l’occidente s’interroga sulle possibili soluzioni della crisi in atto, la Penisola domanda angosciata dove sfocierà il turbine familiare e di lusinghe femminili che impegna strenuamente l’apice della nostra amministrazione.
All’interno, con opportuna manipolazione di stampa e reti televisive, si riesce a mettere la sordina alle voci e alle insinuazioni più penetranti, mentre all’estero, naturalmente, i commenti sono più liberi e autentici e non ci vedono davvero far bella figura, stante la notorietà pubblica del galante attempato protagonista del gossip internazionale.
In questa ottica di liaison fittiziamente sentimentale, coinvolgente personaggi simbolo dello Stato, è possibile rinvenire augusti antecedenti perfino nella morigeratissima conduzione del pubblico e privato seguita da Ferdinando II di Borbone: (altro…)

Essere scrittore a Napoli dopo Gomorra

Achille della Ragione

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Napoli è stata per secoli una capitale europea, alla pari di Londra e di Parigi, con il vantaggio di essere posta sul Mediterraneo, una posizione centrale favorevole per gli scambi non solo commerciali, ma anche culturali; a  differenza delle altre  grandi città non ha però avuto celebri scrittori della  statura di Balzac o Hugo o Dickens, che ne abbiano saputo raccontare la storia  e le storie. Pochi i nomi che potremmo citare, come Mastriani o la Serao, ma  parliamo sempre di narratori d’appendice che scrivevano in dialetto o si  interessavano di problematiche prive di un respiro universale.

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Il motivo di questa carenza va ricercato, oltre che nel carattere  autoreferenziale che ha sempre caratterizzato la nostra cultura, nella  circostanza, comune a tutte le società povere e con molti analfabeti, di  utilizzare come principale forma espressiva il teatro e la musica popolare (altro…)

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  • Archiviato in: Storia
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    Quelle stanze piene di vento, di Francesca Di Martino

    “Era de maggio/ e te cadeano ‘nzino/ a schiocche a schiocche li cerase rosse…” Va il videocllip dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore, splendono le immagini dei mille ritratti della città che è stata, che è una “capitale del mondo” sottolineate dai versi di Salvatore Di Giacomo, dalla musica di Pasquale Mario Costa. Immagini, musica, versi: tutto è struggente. Francesca Di Martino ha voluto quest’atmosfera magica a Roma, alla Casa delle Letterature, dove ha presentato il suo ultimo romanzo, “Quelle stanze piene di vento”. Francesca Di Martino è a tutti gli effetti una scrittrice napoletana, ancorché nata a Reggio di Calabria da genitori siciliani e residente a Roma da quand’era poco più che adolescente. Perché gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, gli anni dell’imprinting, li ha trascorsi a Napoli e tutta la sua opera è permeata di amore per Napoli. È scritto nella presentazione: “Questo libro nasce dalla memoria e la nostalgia per una città (altro…)

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    A contraddire uno storicismo ufficiale, come ben sappiamo, che dipinge la Napoli  di Ferdinando II di Borbone in forme tutt’altro che piacevoli e di favore per la dinastia alla guida del Regno, la realtà storica, se accuratamente scrutata, ci dà un’immagine molto diversa delle trascorse vicende delle Due Sicilie.
    C’è chi si spinge, con piena cognizione di causa derivante dalla profondità di studioso, ad affermare che: “Con ogni probabilità, senza interferenze straniere, il Regno sarebbe stato un’oasi appagata e prospera… (altro…)

    da il Giornale del 17/aprile/2009 (Granzotto)

    ITALY EARTHQUAKE

    Lettera di Gennaro De Crescenzo

    Anche in occasione dei frequenti terremoti che colpirono il Regno delle Due Sicilie, i Borbone dimostrarono buone capacità di governo e operarono scelte utili che ancora oggi si potrebbero definire all’avanguardia. Di fatto si trattava della prima legislazione antisismica in Italia. Riportiamo solo qualche esempio. (altro…)

  • Commenti disabilitati su Terremoti in Italia Storie dimenticate e precedenti curiosi
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  • Quale Federalismo “per il SUD” ?

    …quello di Bossi,

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    oppure quello di Ferdinando II ? (altro…)

    Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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