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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2008

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Il Real Osservatorio di Capodimonte oggi 

L’Abate Generale dei Celestini, Celestino Galiani, nato a San Giovanni Rotondo nel 1681 e morto a Napoli nel 1753, fu colui che sotto il Regno di Carlo di Borbone, progettò e realizzò il piano di riforma dell’Università Napolitana.

Fu questo lo sprone che in breve fece diventare l’università di Napoli un importantissimo punto di riferimento per lo studio della giurisprudenza e del diritto. Allo stesso tempo, però, su espressa volontà del sovrano, fu istituita la cattedra di “Astronomia e Nautica”, poi denominata Astronomia e Calendari.

Con queste iniziative fu fatto un importante passo avanti verso l’applicazione del vero diritto, fino allora approssimato e condizionato dai governi e dalla politica in tutti gli stati del mondo, e, nello stesso tempo, fu dato il via alla conoscenza scientifica dello spazio ed all’applicazione delle relative discipline.

Ma la grande novità che creò non poche perplessità alle potenze del tempo, fu che se in altre patri del mondo c’erano già strutture del genere, come ad esempio il noto e moderno Osservatorio di Greenwich, quella napoletana fu assolutamente particolare perché aperta a tutti gli scienziati del mondo.

Con tale iniziativa, Carlo di Borbone fondò un vero e proprio “polo scientifico” mondiale di primo ordine che in poco tempo collocò il Regno delle Due Sicilie al centro dell’interesse internazionale, scippando all’Inghilterra le migliori menti del tempo. (altro…)

Signoraggio, questo sconosciuto

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 di Achille della Ragione

Lo scec: una lodevole iniziativa nel nome di Masaniello
Signoraggio questo sconosciuto

La presentazione alla Feltrinelli di un libro su Masaniello è stata l’occasione, nel corso del successivo dibattito, per conoscere l’iniziativa di un gruppo di giovani napoletani, che hanno creato una sorta di carta moneta lo scec.(www.progettoscec.com)
Questa sorta di denaro, che viene distribuito gratuitamente, può essere utilizzato per fare spesa con uno sconto(intorno al 20%) nei negozi convenzionati o per usufruire di una serie di servizi, dalle lezioni private al baby sitting, dalle riparazioni ai lavori artigianali.
Per capire il funzionamento dello scec bisogna conoscere il significato del signoraggio, un argomento affascinante e scabroso, che contiamo di sviscerare in un prossimo contributo.
In attesa di una migliore preparazione teorica cerchiamo lo stesso di spiegare lo spirito che anima questi giovani, i quali sognano, oltre che una valuta diversa dall’euro, anche uno Stato diverso dall’Italia e dall’Europa, memori di un glorioso passato, quando per secoli Napoli è stata la capitale di una nazione che batteva moneta.
Il linguaggio è una convenzione adoperata dagli uomini per intendersi, serve per comunicare, mentre il denaro serve come mezzo di scambio di prodotti e servizi.
Così come nel linguaggio scegliamo delle sequenze arbitrarie corrispondenti a oggetti e concetti astratti, parimenti negli scambi in denaro un pezzo di carta corrisponde arbitrariamente a un valore. Così come il linguaggio ci appartiene perché è frutto di un patto tra di noi e perché serve a comunicare ciò che siamo e quello che ci circonda, anche il denaro dovrebbe appartenerci, perché frutto di un altro patto e perché serve a scambiarci quello che abbiamo e che siamo in grado di fare: le nostre ricchezze. Ma il denaro ha perso la sua semplicità, ne dimentichiamo l’arbitrarietà e soprattutto non ci appartiene. Il denaro ha smesso di appartenerci, da quando sono sorte le banche centrali, che lo coniano e quelle commerciali, che ce lo forniscono in cambio di ricchezza, carta stampata al posto di beni reali. Noi paghiamo la moneta che ci viene prestata con quella stessa moneta che abbiamo avuto in prestito e in più ne paghiamo gli interessi. Così finiamo con l’indebitarci, perché non avremo mai denaro sufficiente a saldare il debito. Ma ciò che è evidente è che in questo modo il denaro perde la sua funzione, perché non serve più a creare ricchezza, ma diventa esso stesso ricchezza. Non è più il denaro a servirci, ma siamo noi che serviamo lui. Per cercare di ripristinare la genuinità della primitiva convenzione possiamo utilizzare gli scec, i quali, lo ribadiamo sono semplici pezzi di carta ai quali, chi aderisce al circuito, attribuisce un valore. Attraverso il loro uso lentamente si toglie potere alle banche che ci soffocano, si ristabilisce il patto di solidarietà e si ripristina il reale uso della moneta.
Questo concetto ci sembrerà più chiaro quando avremo capito cosa si intende per signoraggio. In attesa dell’articolo promesso, che potrete leggere fra pochi giorni sul mio sito www.guidecampania.com/dellaragione vi fornisco la definizione:
Il signoraggio è l’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta e deriva il suo nome dal francese seigneur, che in italiano significa signore. Nel medio evo erano infatti i signori feudatari ad avere titolo a battere moneta e ad incamerarne i benefici che derivavano da questa facoltà. Oggi in economia si intende per signoraggio i redditi che la Banca centrale e lo Stato ottengono grazie alla possibilità di creare moneta in condizioni di monopolio.
Un esempio semplicissimo per capire il concetto che abbiamo appena definito è ricordarsi della funzione impropria che venne ad assumere anni fa il gettone telefonico, in un momento di carenza di spiccioli, quando veniva tranquillamente accettato da tutti al posto della moneta da cinquanta lire.
La differenza tra il costo per coniarlo(pochi centesimi) ed il valore di mercato (cinquanta lire) costituiva l’entità del signoraggio che incamerava la Sip(per i più giovani la vecchia Telecom).
Vorremmo concludere tornando di nuovo alla presentazione del libro dedicato a Masaniello, un personaggio fondamentale della nostra storia.
Il parterre dei presentatori era prestigioso da Titti Marrone ad Aurelio Musi e Luigi Mascilli Migliorini ed il dibattito particolarmente interessante. A conclusione ho chiesto la parola per un auspicio:” Per chi crede nell’anima è facile immaginare che quella di Masaniello non trovi pace ed alberghi ancora da queste parti, disperandosi delle precarie condizioni di una città da lui tanto amata e per chi vuole, teme, spera nella reincarnazione l’augurio è che trovi ospitalità in un giovane focoso ed irruente che metta, per dieci e più giorni, a ferro e fuoco Napoli e la Campania, liberandoci finalmente dal triste fardello dei nostri incapaci amministratori.”
Pubblico e presentatori erano quasi tutti di sinistra, ma l’applauso, interminabile, è stato sincero e scrosciante.

Achille della Ragione 

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  • Un’anima divisa in due

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     di Fiore Marro

    Il titolo del romanzo di Fiore Marro, “Un’anima divisa in due”, evoca nell’immediato e fugace sguardo che si suole dare alla copertina dei libri il perenne dualismo che tormenta l’uomo fin dalla notte dei tempi: la vita e la morte, il bene ed il male, la luce e le tenebre, la gioia ed il dolore.
    Ben presto, però, addentrandosi nella lettura si scopre che non è questo l’argomento che l’Autore vuole trattare. Certo, sarebbe bastata qualche semplice riflessione per comprendere da subito un messaggio diverso.Infatti un’anima come si può dividere in due? Non è essa stessa l’essenza dell’unicità? Può mai esistere un anima spaccata in due? Ecco questo è il messaggio.

    Fiore Marro interpreta così la situazione sociale, politica ed economica  dello Stato delle Due Sicilie subito dopo la sua brutale e sanguinosa conquista ad opera del Piemonte nel 1860/61.
    Uno Stato, un Popolo, che da quel momento di indicibile sofferenza non potrà più scegliere tra il bene ed il male, tra la vita e la morte come accade normalmente per chi è appunto libero di scegliere.
    La sua anima è stata divisa , le due parti separate e tra loro allontanate perchè la schiavitù del suo corpo sia assicurata nel tempo.  Il problema che pone l’Autore diventa quindi quello del ricongiungimento dei i due frammenti per ritornare ed essere liberi e forti ed ancora in grado di scegliere per il proprio futuro.
    I protagonisti sono da Marro utilizzati solo a tale scopo, in modo quasi ossessivo ma sicuramente efficace.
    Sullo sfondo, insieme al rimpianto di un passato glorioso, anche la consapevolezza di un rinascimento che viene dato possibile solo attraverso il recupero delle verità storiche fino ad oggi negate dalla storiografia ufficiale…e allora la lotta diventa contro il tempo. Più il tempo passa e più i due frammenti dell’anima si distanziano tra di loro rendendo sempre più difficile il rinascimento del SUD. 
    Il romanzo basato su rigorosi vincoli storici è dinamico ed avvincente e sarebbe indicato, con gli opportuni adattamenti, anche come traccia per una rappresentazione teatrale o riduzione cinematografica. (Domenico Iannantuoni)

    Giuseppe Vozza Editore in Casolla S.r.l. ,Via Iannelli, 24 -81100 Caserta-Casolla – tel.0823-386367/338-4587150

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  • Francesco II e Maria Sofia

    di Sergio della Valle

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    Il volume contiene una raccolta di immagini (ritratti ad olio e acquarello, monete, stampe, fotografie originali) dei Borbone di Napoli, che hanno regnato sulle Due Sicilie dal 1734, con l’avvento di Carlo III, al 1860, con la resa di Francesco II a Gaeta e l’annessione al Piemonte. Sono anche riportati due significativi documenti firmati da Francesco II, ovvero il Proclama di Gaeta e l’ultimo Ordine del Giorno all’Esercito delle Due Sicilie, nonchè una breve biografia di Maria Sofia, ultima regina di Napoli. Il libro riporta in chiusura una bibliografia minima ed un elenco dei siti web di interesse.

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    Sergio della Valle ha conseguito la laurea in Ingegneria Meccanica presso l’Università di Napoli nel 1971. Dopo una brillante carriera professionale in alcune primarie aziende internazionali intraprende quella accademica presso l’Università di Napoli Federico II presso la quale  è professore ordinario di Meccanica applicata alle macchine, poi titolare della cattedra di Meccanica delle vibrazioni, quindi di Dinamica delle macchine e dei sistemi meccanici  e Fenomeni dinamici nelle macchine ed è presidente del Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica con ruolo di coordinatore del Dottorato di ricerca in Ingegneria dei Sistemi Termomeccanici.  
    E’ presidente del  Gruppo nazionale di Meccanica applicata (Italian Group of Mechanics for Machines and Mechanical Systems) nonchè membro del Gruppo di Tribologia, dell’IFToMM, dell’AIMETA, dell’EUROMECH, dell’A.I.S.I. (Associazione Italiana di Storia dell’Ingegneria).
    Svolge attività di ricerca avanzata ed è stato coordinatore o responsabile locale di Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) nonchè chairman o presidente di sessione di numerosi congressi nazionali ed internazionali.

    Oltre a questi gravosi impegni l’ing. Sergio della Valle non ha mai smesso di coltivare i suoi interessi personali riguardanti prevalentemente la storia del Regno di Napoli, con particolare riferimento al periodo borbonico, che egli considera, non a torto, il periodo aureo dell’Italia moderna e del SUD in particolare. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni di pregio sia di carattere filatelico, sia numismatico. Con questo volume egli vuole tracciare in modo succinto ed efficace l’excursus della storia del Regno di Napoli e di Sicilia, poi delle due Sicilie, affidandone la narrazione principale ad una organica e sequenziale serie di eloquenti immagini; alcune di queste di rara pubblicazione se non inedite.

    Stampata per i tipi di lulu.com (www.lulu.com), aprile 2008 

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  • L’età dello scrocco

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    di Nicola Zitara 

    C’è l’età della pietra,  l’età preistorica, l’età storica e parecchie altre, sia precedenti sia seguenti. Quella attuale è l’età dei consumi, la cui versione meridionale è bene definirla l’età dello scrocco. Qualche giorno fa, un quotidiano regionale ci ha offerto un’inaspettata notizia: un illustre storico della letteratura e una nota e affermata casa editrice roman-reggina, hanno ripubblicato il volume di Cesare Lombroso intitolato In Calabria. Di tali prestigiosi innovatori culturali non do i nomi. Non lo faccio per prudenza,  ma perché mi sento come Caio Giulio Cesare che,  ancora tribuno militare,  si prosternò piangente ai piedi di una marmorea statua di Pompeo (altro…)

    La storia scomparsa

    Uomini e fatti di un’Italia da non dimenticare!

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    Stemma araldico “Minerva di Mormanno”

    Torino, 24.04.2006 – Premessa. Accogliamo, onorati e con un pizzico di orgoglio, Alberto Maria Minerva, Conte di Mormanno, con un articolo già pubblicato sul Periodico “Europa Reale”, ma aggiornato per questa occasione con commento e nuove interessanti notizie relative alla figura e alle vicende storiche del suo avo Francesco Minerva.
    Alberto è nato e vive a Torino, mentre il suo predecessore Francesco, appartenente all’illustre famiglia Minerva di Canosa, cittadina il cui territorio, dal punto di vista storico-etnonologico è da considerarsi come facente parte dell’odierna Capitanata, è nato l’8/10/1831 e ivi morì il 10/2/1913.
    Con questa testimonianza, a dir poco emozionante, Alberto ci fa rivivere le vicende appassionanti del suo bisnonno Francesco, un autentico pezzo di storia della sua e della nostra terra, un uomo che seppe tenere alto con orgoglio e dignità la fedeltà al suo Re S.M. Francesco II e alla sua Nazione, il Regno delle Due Sicilie. Non è poco per un popolo come quello meridionale, che a distanza di quasi 150 anni dall’occupazione sembra ancora oggi essere “sbandato” e che non solo non ha mai conosciuto la sua vera storia, ma ha anche smarrito quella dignità e quell’orgoglio di cui Francesco Minerva ne è un fulgido esempio.

    E. Gemminni

    In questa sede esamineremo, di volta in volta, le verità nascoste sul cosiddetto mito del “Risorgimento”, mistificazione storica voluta e creata dai Savoia per legittimare il nuovo Regno d’Italia, costruito sul tradimento (altro…)

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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