ADSIC

Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2008

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 di Ettore d’Alessandro di Pescolanciano

La storiografia risorgimentale italiana, menzionando la questione del brigantaggio post-unitario, spesso si sofferma sulla figura del brigante-ribelle Carmine Donatelli di Rionero, soprannominato Crocco, per la sua singolare biografia entrata nella leggenda popolare. Circa la vita di costui, numerosi sono gli autori che hanno scritto pagine indelebili sull’avventurosa esistenza del brigante lucano. In particolare “l’autobiografia di Crocco”, curata dal capitano Eugenio Massa ed edita nel 1903, riporta particolari e curiosità direttamente narrati dal Donatelli. Nacque il 5 giugno 1830 in una capanna di foglie e fango (“due casupole annerite dal tempo e più ancora dal fumo…Là dormono mia madre e mio padre; nell’altro lettuccio vicino dormiamo noi fratellini tutti in fascio…là dorme la sorella piccina, e nella culla, sospesa sul letto e fabbricata con pochi vimini e molta paglia, dorme l’ultimo nato”) (altro…)

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     di Antonio Nicoletta 

    Sono nato in Calabria e lì ho vissuto quasi il primo terzo della mia vita.
    Il mio universo, fisico e culturale aveva in quei luoghi il suo epicentro. Godevo della mia territorialità e la consideravo quasi un privilegio. Rimasi molto male, quando crescendo ed affacciandomi al mondo, mi resi conto  di come la mia terra, ed il meridione tutto, era considerata la parte debole ed arretrata della nazione Italia. Mi resi conto di quanto negletta fosse, e quando considerata, lo era solo per la sua arretratezza, ignoranza, infingardaggine, malaffare.
    L’albagia dei vari pubblicisti e commentatori, molti del nord, rendeva ancora più acuto il mio disagio, quando leggevo nei loro scritti quanto il sud pesava e quanti problemi dava. L’orgoglio della mia nascita cominciava a pesarmi e di questo me ne accorsi quando giovane allievo ufficiale venni inserito in una piccola babele di origini, dove la mia alle volte faceva le spese di distinguo e sottolineature non sempre piacevoli. (altro…)

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    Di Antonio Nicoletta 

    Il neo sindaco di Salemi, Prof. Vittorio Sgarbi, che gode il nostro pieno rispetto per le sue idee di professore e critico d’arte, ancora ritiene evento epocale l’impresa di Garibaldi e dei suoi “mille scriteriati” che sono così ricordati da Angela Pellicciari ne “L’altro Risorgimento-Una guerra di religione dimenticata”: Chi erano i Mille che salparono accompagnati dalle benedizioni dei liberali di tutti i continenti? Garibaldi li descrive cosi: ‘Tutti generalmente di origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto'”.
    Personalmente mi pare azzardato e ritengo sia antistorico continuare a celebrare l’opera di Garibaldi, (altro…)

    di Ettore d’Alessandro di Pescolanciano

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    Josè Borjes

    Le controrivoluzioni napoletane del 1799 e del 1849 videro protagonisti diversi esponenti realisti del ceto popolar-borghese delle province meridionali, mentre quella post-unitaria del 1861 fu coordinata e generata da una varietà maggiore di combattenti di differente estrazione sociale (contadini, preti, ex soldati, galeotti, medici, avvocati etc), nonché di diversi regni e nazioni. Difatti, tra i tanti capi dell’insorgenza risorgimentale anti-sabauda si annovera lo spagnolo Josè Borjes. Nato nel 1813 in un piccolo paese della Catalogna, Fernet, Josè fu cresciuto da un genitore militare legittimista al rispetto dei secolari simboli della tradizione: il trono e l’altare. In gioventù fu avvicinato alle idee antinapoleoniche, contrarie all’ideologia giacobina, tanto da arruolarsi tra le milizie carliste, sostenitrici dell’ascesa al trono spagnolo di don Carlos e contrarie alle forze liberali schierate nella successione reale con donna Isabella, figlia minore del defunto re. (altro…)

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    Manuel Belgrano, Padre della patria argentina

    Riportiamo di seguito un interessante articolo di Alberto Sarra, che tutti conosciamo come un grande collaboratore e socio di ADSIC,  argentino di nascita e residenza ma tuttora italiano nel cuore e nella mente. Egli, sappiamo, è discendente di un grande insorgente delle Due Sicilie, Luigi Alonzi (detto Chiavone) e non ha mai smesso di mantenere attivi contatti con la sua Patria originaria, l’Italia, o meglio sarebbe dire l’ex Stato delle Due Sicilie e quindi il Sud che egli , come tutti noi, vorrebbe veder rinascere agli splendori del passato; a tal fine e per meglio contribuire, Sarra è in attesa di completare tutta la documentazione necessaria per poter recuperare anche la cittadinanza italiana.  Noterete con quanto orgoglio egli narra della nascita della Bandiera argentina e del suo ideatore, il Gen. Manuel Belgrano, creolo di origine italiana; e con quale entusiasmo afferma Buenos Aires tra le prime città italiane nel mondo. Ringraziamo l’ing. Aberto Sarra per questa sua forte e accorata testimonianza di italianità  che dà gran lustro al nostro SUD. Grazie Alberto!

    Domenico Iannantuoni

    Belgrano, padre dell’Argentina

    Manuel Belgrano è stato un generale e patriota argentino. Il suo nome completo fu Manuel José Joaquín del Sagrado Corazón de Jesús Belgrano y Peri ed è nato a Buenos Aires, 3 giugno 1770 morendo alla stessa cittá di Buenos Aires il 20 giugno 1820.

    Creolo d’origine italiana le sue campagne militari furono decisive per l’indipendenza dell’Argentina, con la vittoria nelle battaglie di Tucumán e di Salta.

    Figlio di Domenico Belgrano Peri, un ligure di Capo d’Oneglia (oggi Imperia), Manuel Belgrano è considerato con José de San Martin e Simon Bolivar uno dei padri dell’indipendenza dei paesi sudamericani dalla Spagna. (altro…)

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  • Li chiamavano “briganti”

    di Ettore d’Alessandro di Pescolanciano 

    LI CHIAMAVANO BRIGANTI: echi d’insorgenza postunitatia nelle province meridionali

    E’ sempre più frequente, oggidì, sentir parlare nelle rassegne storiche sul risorgimento d’Italia della questione sociale sorta a seguito dell’annessione delle province meridionali al regno di Sardegna, nota alle cronache con il termine di “brigantaggio”. Commissioni d’inchiesta parlamentari dell’epoca, storici, sociologi e numerosi accademici da oltre un secolo si sono interrogati sul dilagato fenomeno nel Sud d’Italia, cercando di individuarne cause e soluzioni. Tra le semplicistiche interpretazioni del fenomeno, passate alla storia, è alquanto significativa quella del generale Cadorna. Costui asserì che “il brigantaggio ebbe il primo appiglio dall’errore commesso dal governo italiano di sciogliere repentinamente, dopo la caduta di Gaeta, l’esercito borbonico senza premunirsi (altro…)

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  • Libri

    May-C Publishing

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    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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