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Ritratto del Generale Josè Borges

Si ripropone di seguito un interessante articolo pubblicato dal giornale “Il Centro” , a cura di Pietro Guida, in relazione alla recente commemorazione tenutasi presso Sante Marie, luogo ove fu fucilato insieme con un gruppo di guerriglieri delle Due Sicilie il Generale Josè Borges.

Il fatto che questo articolo sia stato anche evidenziato nella prima pagina di oggi (10/12/2008) di “La Repubblica.it” ci colma di ulteriore soddisfazione.  I media sono finalmente più attenti ai fatti storici esposti dai revisionisti del risorgimento e ciò premia tutti coloro che da qualche decennio si sono prodigati affinchè le verità storiche emergessero. Come l’Autore conclude il suo articolo, anche noi possiamo confermare che l’Italia non fu mai compiuta con il processo risorgimentale nè mai potrà compiersi con questa pervasiva e stucchevole dominanza delle regioni del Nord rispetto a tutto il resto della penisola che da oltre 150 anni ne condiziona lo sviluppo. Sicchè la ricchezza di talune privilegiate aree del Paese altro non è che il compenso alla povertà del SUD.

Domenico Iannantuoni (ADSIC)

Onori al generale-brigante, combattè per l’ultimo Re Borbone

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Un picchetto con la divisa dell’esercito borbonico ha reso gli onori al generale spagnolo Josè Borjes, catturato in una cascina di Sante Marie e fucilato nella piazza di Tagliacozzo (L’Aquila) da militari del neonato esercito italiano e da guardie nazionali l’8 dicembre 1861. Borjes era stato inviato da Francesco II di Borbone in Abruzzo con il compito di unificare le bande di briganti e organizzare la rivolta contro il giovane Regno d’Italia. Nel luogo della cattura, dove c’è ora un cippo, s’è svolta una ricostruzione storica.

Pubblicato da “Il Centro” http://ilcentro.repubblica.it/dettaglio/«Jose-Borjes-fu-un-patriota-non-un-bandito»/1559132?edizione=EdRegionale

«Josè Borjes fu un patriota, non un bandito»
di Pietro Guida
Sante Marie, commemorazione del generale catalano fucilato l’8 dicembre 1861
SANTE MARIE. Un uomo d’onore, d’altri tempi, un personaggio leggendario, eroico, quasi poetico, che combatté per la sua Patria fino all’ultimo colpo di fucile, tanto che per stanarlo dalla cascina in cui si era rifugiato insieme ai suoi soldati fu necessario bruciare la struttura. Questo è Josè Borjes, un generale catalano tradito e ucciso come un brigante. Per ricordare il genrale Borjés, ucciso l’8 dicembre 1861, ieri a Sante Marie è stata organizzata una grande manifestazione.

Per ricordare quel giorno e per concedere al legittimista spagnolo quegli onori che allora gli furono negati, un drappello di soldati delle Due Sicilie ha sfilato in picchetto d’onore vicino al cippo commemorativo, a pochi metri da quella cascina, dove il generale è stato ucciso.

Erano presenti il sindaco di Sante Marie, Giovanni Nanni, esponenti del Comitato per a ricerca e la divulgazione della verità storica e decine di sostenitori dei comitati delle Due Sicilie e delle associazioni neoborboniche. Il processo di revisionismo storico avviato negli ultimi anni ha capovolto l’idea che l’opinione pubblica e la storia si erano fatta su Josè Borjés.

È ormai accertato che quel brigante, fucilato a Tagliacozzo l’8 dicembre del 1861 come un brigante, in realtà era un generale mandato da Francesco II per unificare le bande di ribelli operanti in tutta l’Italia meridionale e per dar loro una direzione politico-militare che avrebbe dovuto preludere a una restaurazione e alla riconquista del Regno delle Due Sicilie. Durante le fasi del suo sfortunato tentativo, in cui fu «circondato ovunque da truppe, inseguito come una belva, tradito, manomesso, venduto da tutti», il generale tenne un diario, che è giunto integralmente fino ai giorni nostri.

Secondo una teoria “don Josè” non fu capito dai diversi capibanda, che, anzi, videro in lui un antagonista e si ritrovò isolato, solo con un manipolo di seguaci spagnoli. Mentre era in marcia per lo Stato Pontificio, transitò nei pressi di Sante Marie. L’ora era tarda, le strade innevate e la stanchezza e il freddo indussero il gruppo a rifugiarsi nella cascina.

La scelta si rivelò fatale e secondo una teoria avvalorata da più storici, un liberale marsicano fece la soffiata e i legittimisti furono catturati.
Borjés fu fucilato alle 16 in una piazza di Tagliacozzo. Il maggiore Franchini, infatti, non volle accettare, in segno di resa, la spada di Borges, e lo fece uccidere.

Fu un episodio infamante per la storia risorgimentale perché Borjés doveva essere trattato per quello che era: un generale nemico e non un brigante. Il sindaco di Sante Marie, Giovanni Nanni, durante la cerimonia evocativa ha parlato di «una commemorazione per ridare dignità a chi era stata tolta».

«In questi ultimi anni», ha affermato, «abbiamo assistito a un processo di revisione storica necessario, perché di solito la storia la fanno i vincitori. Anche i bersaglieri che lo catturarono parlano nel loro rapporto di “tenente generale“ e non brigante. Oggi il sud», ha aggiunto il primo cittadino di Sante Marie, «vive un momento difficile e credo che molte delle cause provengano da quel periodo storico che ha fatto sì che il sud rimanesse in una situazione svantaggiata. Questa revisione deve essere anche un momento importante di riflessione affinché questo sud possa rinascere».