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 Anche se in questi anni molto si è scritto sulla storia del Molise, una specifica ed esauriente pubblicazione sul suo risorgimento nazionale non è stata ancora realizzata. Forse perchè non è cosa agevole raccogliere il materiale archivistico necessario per ricostruire fedelmente tutti gli avvenimenti del nostro passato più recente.
Con questo non facile intendimento, dopo anni di attente e scrupolose ricerche in numerosi archivi pubblici e privati ( Archivi di Stato di Campobasso, di Chieti, di Isernia, di Napoli, Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, ecc.) mi è stato possibile rinvenire prima una ingente mole di documenti e ricostruire poi in gran parte le vicende storiche che ebbero per protagonista il capo comitiva Vincenzo di Pinto, alias Cozzitto e nativo di Pietrabbondante (Is), che nel 1861 – dopo aver attivamente preso parte alla reazione (anti garibaldina) avvenuta nell’autunno dell’anno precedente nella sua stessa terra natia, guidò validamente nell’alto Molise la resistenza armata contro le truppe (d’invasione) piemontesi, ponendosi a capo di una numerosa ed agguerrita comitiva che alle volte sfiorava il numero di duecento gregari.
Il cosiddetto brigantaggio, anche quello a carattere regionale, è da sempre un fenomeno tra i più ardui da analizzare almeno perchè intenderne e valutarne tutte le componenti non è impresa facile in quanto per comprenderne a fondo cause ed effetti necessita consultare documenti scritti e non considerare soltanto i tanti episodi tramandati dalla narrativa popolare perchè quasi sempre frutto di esagerazioni e di passioni più o meno di parte…
Il “Caporale Cozzitto” ( così lo ricordano ancora i suoi compaesani più anziani) rappresenta infatti una figura quasi leggendaria ancora viva nella tradizione popolare, anche se non ha avuto il posto che merita nella storigrafia nazionale…
La figura quasi rocambolesca del “Caporale Cozzitto” è ancora prepotentemente presente nella memoria e nella tradizione popolare forse perchè il brigantaggio-come giustamente scrive G.Doria- non è semplicemente un episodio della unificazione italiana da espellere e da relegare nelle cronache criminali, almeno perchè rappresenta una innegabile realtà politica e sociale.
Il desiderio di conoscere a fondo la storia del “Caporale Cozzitto” nacque in me sin da bambino, sin da quando sentivo raccontare dalla  mia nonna nelle lunghe serate invernali davanti al camino le sue avventurose gesta…
Fra gli innumerevoli episodi rievocatimi dalla tradizione popolare ne cito uno soltanto, forse il più significativo raccontatomi
dall’ottantaquattrenne signor Dario Di Salvo da Pietrabbondante. Ecco in breve i fatti: alcuni contadini del posto, nel corso del 1861, si trovavano in località Coperchiata intenti a lavori agricoli. Nel discutere tra di loro dei danni e dei pericoli provocati dal brigantaggio, che nella zona infuriava da tempo, un certo Arnaldo Di Iorio, noto per la sua accentuata balbuzie, affermò che se si fosse presentato all’improvviso il “Caporale Cozzitto” non avrebbe esitato a farlo fuori a colpi di bidente. All’improvviso, come per incanto, da un vicino cespuglio sbucò fuori il Cozzitto che si avvicinò allo spavaldo contadino…

Antonino Di Iorio

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