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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2008

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di Maurizio D’Angelo – NAPOLI

Leggo sul Mattino che il nostro vulcanico premier ha ipotizzato la nascita di un Politecnico dall’accorpamento delle Facoltà di Ingegneria e Architettura delle Università campane: l’idea è certamente valida, un pò meno quella di intitolarlo a
Gioacchino Murat. Infatti, pur senza sminuire il ruolo di quel Sovrano nella nascita della Scuola di Ponti e Strade, antenata della Facoltàdi Ingegneria napoletana, ci sarebbe un certo Vincenzo Cuoco che sostenne l’opportunità degli accorpamenti di studi matematici , fisici, meccanici, chimici in una sola Facoltà e, meglio ancora, ci sarebbe untal ingegner Luigi Giura che, negli anni ’30 dell’Ottocento realizzò, con soluzioni molto originali, i ponti sospesi Real Ferdinando sul Garigliano e Real Cristino sul Calore, (altro…)

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Ritratto del Generale Josè Borges

Si ripropone di seguito un interessante articolo pubblicato dal giornale “Il Centro” , a cura di Pietro Guida, in relazione alla recente commemorazione tenutasi presso Sante Marie, luogo ove fu fucilato insieme con un gruppo di guerriglieri delle Due Sicilie il Generale Josè Borges. (altro…)

di Ettore d’Alessandro di Pescolanciano

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La storia risorgimentale italiana continua, da più di un secolo e mezzo, a celebrare le gesta e le imprese di quei soli personaggi combattenti per l’Unità del paese. Nell’ambito di cotale cultura storica dei “vincitori” sabaudi, intere generazioni d’italiani sono cresciute, dal 1861, con il solo ricordo di quei simboli del patriottismo unitario, che ha visto esaltare l’esclusiva figura dell’eroe immolato al Tricolore, nonché denigrare l’anti-eroe per la sua fedeltà ad altri emblemi e valori presenti in quelle tradizioni locali degli antichi stati pre-unitari. Tra i numerosi personaggi, dimenticati dalla storia patria per l’appartenenza allo sconfitto governo duosiciliano, merita dovuta menzione, per la tenace lealtà al proprio sovrano, il leggendario Don Ferdinando Beneventano Del Bosco. (altro…)

Cacciamoli dalle strade e dalle piazze!

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La riforma auspicabile
della toponomastica “savoiarda”
di Gaetano Cafiero

Una lettura istruttiva: il Libro dei CAP. Napoli dedica a Garibaldi una piazza, una via, un rione, quattro traverse: di meno che al Duca d’Aosta. L’intellettuale francese Jean-Noel Schifano suggerisce di cancellare il plebiscito-truffa.

Suscitò un notevole vespaio, l’anno scorso, più o meno intorno al 4 luglio, secondo centenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, la presentazione a Napoli dell’ ultima fatica letteraria di Jean Noel Schifano. Accompagnato dall’editore (il suo, prestigiosissimo) Antoine Gallimard, il notissimo intellettuale francese presentò infatti il Dictionaire amoreaux de Naples, un corposo volume di oltre cinquecento pagine ennesimo libro che lo scrittore francese, a lungo dinamico direttore dell’Istituto Grenoble e cittadino onorario di Napoli, ha dedicato alla città. Più che parlare del suo Dictionaire, un compendio di tremila anni di storia partenopea, l’oratore, stuzzicato anche dagli interventi del pubblico, si era infervorato nel proporre rimedi alla disastrosa situazione dei nostri giorni e aveva consigliato calorosamente ai napoletani di rimpossessarsi della loro identità perduta, enumerando gli innumerevoli primati del Regno delle due Sicilie (altro…)

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  • saggio di Ettore d’Alessandro di Pescolanciano

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    Luigi Alonzi detto “Chiavone”

    Il brigantaggio post-unitario fu, come già accennato in  precedenti saggi, un rilevante fenomeno sociale, rappresentativo del nascente disagio del Mezzogiorno dell’Italia unita.Numerosi furono i protagonisti di tale lotta insurrezionale, così come fu diversa l’origine sociale di tali “briganti” che nelle rispettive terre native portarono avanti azioni di guerriglia per il legittimo re Borbone. Tra i più noti briganti, immortalati dalla storiografia risorgimentale, si menziona Luigi Alonzi, detto “Chiavone”. Nato a Sora, il 20 giugno 1825, da una famiglia di contadini, costui crebbe in contrada Selva, ai confini dello stato pontificio. Era noto il di lui nonno per essere stato luogotenente del brigante “Mammone”. (altro…)

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     Anche se in questi anni molto si è scritto sulla storia del Molise, una specifica ed esauriente pubblicazione sul suo risorgimento nazionale non è stata ancora realizzata. Forse perchè non è cosa agevole raccogliere il materiale archivistico necessario per ricostruire fedelmente tutti gli avvenimenti del nostro passato più recente.
    Con questo non facile intendimento, dopo anni di attente e scrupolose ricerche in numerosi archivi pubblici e privati ( Archivi di Stato di Campobasso, di Chieti, di Isernia, di Napoli, Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, ecc.) mi è stato possibile rinvenire prima una ingente mole di documenti e ricostruire poi (altro…)

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  • Libri

    May-C Publishing

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    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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