(Prof.Ing. Sergio Della Valle)

 

L’emissione di Napoli

 

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La prima emissione di francobolli del Regno delle Due Sicilie risale 1° gennaio 1858, diciotto anni dopo il primo francobollo della storia postale universale (il famoso “Penny black”, emesso nel Regno Unito il 6 maggio 1840). La serie comprende sette valori da 1/2 grana a 50 grana. Al centro di tutti i francobolli della prima (ed unica) emissione di Napoli figura lo stemma delle Due Sicilie. Lo stemma ha tre campi: a sinistra un cavallo rampante volto a destra (emblema di Napoli), a destra la Trinacria (emblema della Sicilia) ed in basso i tre gigli dei Borbone. Lo sfondo dello stemma presenta una sottile rigatura verticale. Su tutti i valori compare la dicitura “BOLLO DELLA POSTA NAPOLETANA” e, in basso, l’indicazione del valore in grana. Ai quattro angoli, sempre con una sottile rigatura verticale sullo sfondo, compaiono, per l’1 ed il 5 grana, 4 fregi ornamentali, per il 20 grana quattro ornati a motivo floreale. I francobolli sono di forma e motivi differenti per ogni valore, mentre comune è la non felice scelta del colore rosato, che spesso non lascia intravedere il disegno del francobollo.

L’emissione di Sicilia

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Le “due Sicilie” avevano peraltro amministrazioni separate ed autonome, e ciò spiega l’emissione di due serie di francobolli diverse, quella di Napoli sopraccitata, valida per la parte continentale del Regno, e quella di Sicilia, valida solo per l’Isola. La serie dei francobolli di Sicilia, emessi il 1° gennaio 1859, comprende anch’essa sette valori da ½ grana a 50 grana. Il soggetto prescelto per tutti i valori fu l’effigie di Ferdinando II, ricavata da un ritratto fotografico e incisa da Tommaso Alojsio Juvara, famoso incisore messinese. L’opera dello Juvara risulta di altissimo livello artistico e grafico, tanto che ancor oggi i francobolli di Sicilia, anche per i colori con cui vennero stampati, sono considerati tra i più belli ed eleganti mai apparsi nel panorama filatelico mondiale. L’effigie reale, al centro del francobollo rettangolare, è contornata da una sottile cornice bianca, attorno alla quale è riportata la scritta: “BOLLO DELLA POSTA DI SICILIA”, e reca in basso l’indicazione del valore in Grana. E’ interessante notare come la scelta dei colori venne effettuata con cura meticolosa per evitare che, anche tenendo conto dei colori della carta da lettere, si potessero creare delle affrancature che riproducessero il tricolore del regno di Sardegna.

La luogotenenza: novembre-dicembre 1860

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La “Trinacria” venne emessa il 5 novembre 1860, durante il periodo della dittatura di Garibaldi, per la necessità di avere un valore adeguato all’affrancatura di giornali e stampe, a causa della riduzione del relativo costo deciso dal Regno di Sardegna. Vista l’urgenza, si ricorse al mezzo grana della prima emissione di Napoli, e si scalpellò l’indicazione “G.” (di Grana) sostituendola con “T.” (di Tornese). Ma la “Trinacria” venne sostituita in brevissimo tempo da un nuovo valore, la cosiddetta “Crocetta”: gli emblemi Borbonici, per eliminare anche il ricordo della dinastia, andavano infatti cancellati il più rapidamente possibile, e quindi dopo solo un mese, il 6 dicembre, durante il periodo della Luogotenenza di Carlo Farini, venne emesso il nuovo valore. Anche in questo caso si procedette scalpellando dalla tavola della Trinacria lo stemma centrale, sostituendolo con la croce bianca dei Savoia.