Associazione Culturale Due Sicile – Sede di Milano
21 set


Il DDL Amato, la proposta di legge sulla “cittadinanza facile” voluta dal governo Prodi, di fatto allontana l’Italia dai principi sui quali si è fondata per secoli. Infatti, secondo questo disegno di legge, gli immigrati accederebbero alla cittadinanza italiana dopo 5 anni di residenza invece dei 10 attuali ed i loro figli saranno, ipso facto,italiani se nati in Italia.
Questi cambiamenti avranno un effetto immediato sulla fisionomia nazionale, creando una popolazione di 4-5milioni di “nuovi italiani” nei prossimi 5 anni.
Contemporaneamente, la vera popolazione italiana, in virtù del suo calo demografico, si appresta a ridursi drammaticamente. La cultura italiana ed europea, che ha illuminato il mondo per secoli, subirà un altro pesante colpo, dopo quelli che ha ricevuto dall’avvento del capitalismo “sionista” ,di cui le Rivoluzioni Anglo-franco-statunitensi sono state le prime espressioni, ( fine XVIIsec ) ad oggi, e sarà costretta a cedere il passo ad un nuova mescolanza di etnie, culture e religioni lontane e differenti dalla nostra, pregiudicando progressivamente l’ identità nazionale. Purtroppo, la verità è che lo stato italiano, governato dalle lobby economiche internazionali. Sempre pronte a “sputare” nel corso della storia sulle “bandiere” dei popoli e sulle loro patrie,ha deciso di “trovarsi” nuovi cittadini, che, venuti da lontano, lavorino a basso costo, per rilanciare il sistema capitalistico in crisi, come facevano i poveri meridionali negli anni ’60, costretti ad immigrare al Nord. Non possiamo inoltre dimenticare il giovamento elettorale per i partiti di sinistra promotori dell’iniziativa che vedranno aumentare i “consensi” da parte di questo nuovo “proletariato”. Contemporaneamente sarà fortissima la spinta all’emigrazione che proveranno le popolazioni del Terzo Mondo sradicate e impoverite dalle politiche della globalizzazione ( vero “bestia” capitalista contro cui la nostra battaglia politica si incentra)
Con tono rassicurante, ripetono: l’integrazione è il simbolo di un luminoso progresso. A costoro, rispondiamo semplicemente con la verità: quella che loro chiamano “integrazione” è, a tutti gli effetti, un processo selvaggio e forzato di disintegrazione: del nostro retaggio culturale, spirituale, etnico, sociale e patrimoniale; in una sola parola: della nostra Tradizione. L’immigrazione rappresenta l’atto finale di un processo livellatore delle differenze esistenti tra i popoli, condotto, inizialmente, nel far desiderare un mondo di ipocrita (perché apparente) egualitarismo in cui la felicità è rappresentata dai beni di consumo prodotti dalle multinazionali. Questa situazione è già un dato di fatto in tutte le grandi metropoli occidentali: Parigi, Londra, New York, città simbolo dei paesi, che sotto la spinta del “sionismo” internazionale (fondamento delle lobby economiche che “governano” il mondo ) hanno per prime subito questo processo. E le nostre città,simbolo di un paese dalle mille realtà cittadine che hanno vissuto per secoli facendo ben convivere “modernità” e “tradizione”, lentamente, ma inesorabilmente, si stanno abituando a quel clima di violenza e sradicamento.
L’immigrazione selvaggia non è un fenomeno inarrestabile, come propagandano i mezzi di comunicazione. Essa può e deve essere fermata aiutando i popoli in via di sviluppo a casa loro per evitare che non succeda più quello che è successo a noi meridionali.
Cristiano Vignali
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