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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2004

e perchè molti dei Mille furono “picciotti”?

Tangentopoli ha la stessa data di nascita dell’Unità d’Italia

Abbiamo studiato come i Savoia abbiano conquistato il Regno delle Due Sicilie, abbiamo studiato anche come sia stata domata la popolazione del sud che si era ribellata, abbiamo visto come si siano impadroniti delle nostre ricchezze, abbiamo visto l’uscita di scena dei Borbone e quella dei Savoia. (altro…)

Precessione terrestre o recessione nordista?

Nonostante l’allure di facciata, siamo desolatamente consapevoli, oggi più che mai, che l’ostentato protagonismo ed efficientismo dell’Italia in Europa e presso gli U.S.A. è solo un’operazione d’Immagine; per quanto compete il Contenuto “Italia” il clima di incertezza nazionale, accentuato dalla perniciosa litigiosità delle opposte forze politiche (attente solo nel gestire parrocchiette di elettorato) è essenzialmente misero.   Proprio di questi giorni, ci arrivano segnali inquietanti che non è possibile ignorare e che sono relativi a tre importanti eventi nazionali. Cronologicamente: l’inaugurazione della Fiera del Levante, la Finanziaria di Siniscalco e la riunione caprese dei Giovani Imprenditori che, dopo le ultime insospettabili esternazioni sudiste di Tremonti e Fazio, hanno esageratamente rivendicato il SUD. E’ meglio procedere con ordine e…con buonsenso. (altro…)

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    ( Le contestazioni dell’abate sanfedista alle opere di Vincenzo Cuoco, Carlo Botta, e Pietro Colletta )

    Domenico Sacchinelli

    La riconquista del Regno delle Due Sicilie nel 1799 ad opera del Cardinale Ruffo è un evento memorabile e portentoso.

    L’autore, contemporaneo del Cardinale, rintuzza le calunnie storiche del Cuoco, del Botta e del Colletta, con meticolosa precisione riportando elementi documentali inoppugnabili; il Cardinale Ruffo, completamente dimenticato dalla storiografia ufficiale in qualità di alto prelato e grande uomo di governo, ritrova nel libro la sua giusta grandezza.

    Il Sacchinelli si sofferma con dovizia di particolari anche sulle ardite tattiche organizzative del porporato nonché sulle strategie da lui adottate durante la campagna di riconquista alla guida dei sanfedisti. Non trascurerà ovviamente di descrivere con altrettanta attenzione i tratti umani di questo grande eroe del Regno delle Due Sicilie.

    Edito da Controcorrente, Via Carlo de Cesare, 11 – 081-421349/081-5520024- Fax 081-4202514- e-mail : controcorrente_na@libero.it

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  • Lazzari, scugnizzi, muschilli. Nomi diversi in epoche diverse per indicare però lo stesso anelito di libertà, lo stesso amore viscerale per la propria città, Napoli, lo stesso sprezzo del pericolo. La vita a rischio, quotidianamente, per gioco. È il vivere pericolosamente di chi ha niente da perdere, che spesso porta a morire da grande. Come nel 1799, quando a mani nude fronteggiano le baionette dei battaglioni del francese invasore. E i Lazzari muoiono a migliaia. Oppure, come nel 1943, a far ingoiare al tedesco la sua tracotanza. Bottiglie incendiarie contro l’acciaio dei carri armati Tigre. (altro…)

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  • Il Famoso Incontro di Teano

    Video sul famoso incontro di Teano.

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  • La colonna infame

    Un altro episodio di pulizia etnica piemontese ancora tenuto nascosto dalla storia ufficiale

    (dal PeriodicoDueSicilie 07/1999)
    Nel 1860, i lerci invasori nordisti se pensavano che, con la sconfitta dell’Esercito delle Due Sicilie, la conquista del Reame era cosa fatta, fecero male i conti. La tempesta vera era ancora di là da venire, acerba, sanguinosa, crudelissima, tale che il Mack Smith poté affermare: “i morti superarono quelli di tutte le guerre del risorgimento messe assieme”, parole quasi con certezza veicolate da un discorso di Francesco Saverio Nitti: “Ed è costata assai piú perdita di uomini e di danaro la repressione del brigantaggio di quel che non sia costata qualcuna delle nostre infelici guerre dopo il 1860” (Basilide del Zio: il brigante Crocco, Polla editore). E le donne, le eroiche donne del Sud, col loro sublime furore e sacrificio alla Mutter Courage, furono ancora piú acerbe delle fucilazioni che i criminali nordisti dispensavano a piene mani. Già i francesi nel 1799 avevano fatto terribile esperienza delle insorgenze nelle nostre antiche provincie. (altro…)

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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