Pulcinella

Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi si trovava a Napoli e nel corso della canonica intervista dei media istituzionali disse :

– “Ogni volta che vengo a Napoli mi rendo conto che questa città ha grandi potenzialità!“-

E’ evidente che un’affermazione del genere non può passare inascoltata in quanto cela un messaggio importantissimo, per capire il quale si deve prima fare una precisazione sul termine “potenzialità”.

Tutti noi infatti,comprese le massaie, sappiamo che la potenza altro non è che la quantità di lavoro sviluppata nell’unità di tempo e si misura ufficialmente in Watt. L’esempio più semplice e diffuso è quello della potenza di un motore di una autovettura che si esprime in kW ( chiloWatt), e sappiamo che quando il numero che la esprime è grande altrettanto importanti saranno le prestazioni (quali la velocità) del veicolo, prestazioni spesso di gran lunga superiori ai limiti imposti dal codice stradale.

Quando si acquista un’autovettura, dunque, sul libretto vine riportata la potenza secondo le Norme Europee.

Ma allora cos’è la potenzialità? E’ chiaro che questo termine deriva dalla parola potenza ma non significa la stessa cosa. Potenza abbiamo visto che è energia in atto ovvero una condizione certa e sicura di lavoro applicato.

Potenzialità significa invece che una certa energia è possibile che si traduca in potenza e ciò è equivalente ad una condizione virtuale che non è detto che debba certamente verificarsi.

Questa frase, detta a Napoli, questo definire la città come soggetto di grandi potenzialità ha diverse interpretazioni ma per brevità ne vorrei citare due principali.

Le persone ignoranti, non solo delle leggi della fisica ma anche della storia di Napoli, l’avranno senz’altro interpretata come un complimento. Intendendola sicuramente come affermazione augurale per certe prospettive di sviluppo economico nell’immediato futuro. Oppure ancor più semplicemente come gradito apprezzamento di uno stato di potenzialità, di difficile interpretazione, comunque magnificato dall’aggettivo “grande”.

Le persone più preparate e con qualche cognizione di storia d’Italia, dall’unità in poi ,si saranno sorprese, infastidite e sicuramente offese.

Per esempio, come è possibile dimenticare che Napoli era fino al 1861 la terza Capitale d’Europa, e perché non dirlo in una circostanza così propizia? Forse perché si sarebbe dovuto poi spiegare come mai da terza Capitale d’Europa sia passata in meno di 144 anni a prima città dell’Africa? Ah, caro presidente Ciampi, quest’uscita è stata proprio bischera ( per dirla nel suo dialetto )!

Vediamo alcuni dati importanti ed incontrovertibili :

Maggiori Città italiane nel 1862

Abitanti
Napoli     418.968
Milano     196.109
Torino     180.520
Palermo     167.623
Genova     127.986
Firenze     114.563
Bologna     89.850
Livorno     83.850
Catania     64.921
Messina     62.024

Sui dati degli abitanti si vede bene che la sola Napoli superava Torino e Milano messe insieme. Ora, oggi, Torino e Milano superano del doppio gli abitanti di Napoli e hanno una grande “POTENZA”, Napoli invece si accontenta della POTENZIALITA’!

Vediamo allora come erano ripartite le risorse monetarie degli stati italiani preunitari ( 1859)

Ricchezza mobile in lire oro

Due Sicilie     445.200.000
Lombardia     8.100.000
Ducato di Modena     400.000
Ducato di Parma e Piacenza     1.200.000
Stati pontifici     90.600.000
Piemonte     27.000.000
Toscana     85.000.000
Venezia ( 1866)     12.700.000

Per quanto attiene all’indebitamento vale la pena di rimarcare che il solo Piemonte aveva un debito pubblico già immenso e che avrebbe ridotto solo fagocitando le ricchezze deglia altri stati italiani, cosa che avvenne subito con l’aiuto delle nazioni sue creditrici ( Inghilterra e Francia)

Oggi invece la ripartizione della ricchezza mobile è di fatto concentrata tutta al Nord. Non contiamo poi i valori immobiliari, industriali, logistici etc.

Ma cosa è successo? Come ha potuto un SUD così ricco, le cui sole risorse monetarie erano nel 1859 oltre il doppio di quelle degli altri stati preunitari messi insieme, ridursi oggi (nel 2004) ad uno stato di semplice POTENZIALITA’?

Io credo, Sig. Presidente, che sia giunto il momento di dire la verità a tutti perchè continuare a crogiolarsi nei miti di un’agiografia risorgimentale ormai insostenibile sta diventando tremendamente controproducente.

Non accontentiamoci quindi di dire, come Lei ha detto ( dalla repubblica on-line del 16/11/2004):

E’ inaccettabile il distacco tra il SUD ed il resto del Paese!

Questo lo diciamo in tanti e da troppi anni. Ora bisogna dire non cosa è inaccettabile ma perchè siamo giunti a questo , in che modo e chi ne ha tratto profitto.

Spieghiamo quindi alle decine di milioni di meridionali che sono emigrati perché lo hanno dovuto fare e dove sono finite le loro ricchezze. Restituiamogli almeno la dignità di un loro passato che fu grande; diciamoglielo in faccia che hanno dovuto sacrificare la loro POTENZA per arricchire altre regioni d’Italia, altri Paesi nel mondo, abbandonando la propria terra natia ad una stucchevole POTENZIALITA’.

Diciamo anche ai meridionali che sono ancora residenti al Sud e che resistono strenuamente per mantenere in vita ciò che resta della civiltà che fu della Magna Grecia, che la loro terra altro non è che una colonia dalla quale si estraggono prodotti agricoli che devono essere trasformati al Nord e risorse umane già belle e pronte per una precaria attività in paludania. La verità fa male, certo, ma è necessaria per costruire un mondo migliore.

Vede Sig, Presidente, l’inaccettabile distacco tra il Sud e il resto del Paese non l’hanno voluto i meridionali bensì i nostri Padri della Patria che affollano con i loro nomi tutte le vie e le piazze d’Italia. I quali poi hanno generato una classe dirigente che per oltre 144 anni ha voluto concentrare in un area inidonea ( la paludania), sia da un punto di vista strategico sia logistico, il 90 % dell’attività produttiva del Paese, trasferendovi, per proprio egoistico tornaconto (dal1950 al 1985) oltre 12.000.000 di meridionali;. braccia e cervelli essenziali al decollo dell’economia padana post guerra.

“Il SUD? Una macchina di potenza inaudita alla quale Governi Patrigni hanno inchiodato le ruote. E i passeggeri, uno dopo l’altro, sono scesi quasi tutti per avviarsi a piedi verso mete da altri stabilite. Ciò fu un grave errore.”


Domenico Iannantuoni ( Milano 16/11/2004 )