Ritratto del Gen. Don Josè Borges ( archivio V.Romano)

JOSE’ BORGES, UN VERO EROE

Si fa un gran parlare in questi giorni di revisione storica, le polemiche divampano, i mass media ci si buttano a capofitto: si commette, però, l’errore di utilizzare la revisione per scopi meramente politici, non per avviare un discorso serio di riflessione e di ripensamento delle certezze imposteci dai vincitori. E poi si limita la revisione agli ultimi avvenimenti della nostra storia. Si tralascia, per esempio, la revisione del periodo risorgimentale, pietra miliare dello stato italiano moderno. Però qualcosa, in silenzio, senza i clamori del proscenio, si muove anche in questa direzione.

La lezione viene dalla base che è senz’altro più avanti del vertice. Permettetemi, amici lettori, di raccontarvene un esempio del quale ho avuto la fortuna di essere testimone.

Il giorno dell’Immacolata del 1861 nevicava a Sante Marie, un piccolo paese degli Abruzzi, ora in provincia dell’Aquila. A distanza di centoquarantadue anni l’evento meteorologico si è ripetuto anche questa volta, quasi a simboleggiare un’ideale continuità storico-metereologica.

Ci fu trambusto allora nel piccolo paese, c’è stato movimento anche quest’anno.
Allora un gruppo di uomini, in parte a cavallo, in parte appiedati conclusero a Sante Marie una vicenda poco conosciuta e molto mistificata dell’unificazione italiana: a guidare il manipolo di uomini che cercava di raggiungere lo stato pontificio per mettersi in salvo era uno spagnolo, un generale spagnolo, il cabecilla José Borges; era sbarcato l’11 settembre a Brancaleone, lembo estremo delle Calabrie, con il compito di raccogliere un grosso esercito in difesa dei Borboni e fronteggiare l’invasione savoiarda. Nei quasi novanta giorni della sua spedizione percorse l’intera Italia meridionale, braccato dalle truppe piemontesi, ripetutamente tradito, collegandosi con le bande brigantesche che scorrevano la campagna anche in nome di Re Francesco II e fallendo nel suo insostenibile tentativo. Delle sua gesta lasciò traccia nel diario che ho recentemente ripubblicato. A Sante Marie, appena a dieci miglia dalle salvezza, decise di fermarsi per far riposare i suoi uomini, anzi ad essere più precisi, per far riposare i pochi seguaci italiani che non lo avevano abbandonato e che, contrariamente agli spagnoli che lo accompagnavano, erano appiedati. Pagò con la vita l’ennesimo atto di lealtà: verso le dieci del mattino un reparto di bersaglieri ed uno della Guardia Nazionale di Sante Marie gli furono addosso, lo raggiunsero alla cascina Mastroddi, presso l’inghiottitoio Luppa, lo circondarono, ingaggiarono una violenta battaglia e lo catturarono. Portato a Tagliacozzo, insieme ai suoi sfortunati compagni, fu frettolosamente fucilato alla schiena come il peggiore dei banditi.

Ritratto di Borges dopo la fucilazione Il suo diario fu subito utilizzato dal governo piemontese, tramite Marc Monnier – un giornalista francese che si dice prezzolato dai Savoia – per giustificare in Europa la brutalità della repressione del dissenso politico e del disagio sociale delle popolazioni meridionali, il cosiddetto “brigantaggio”.
A ricordo della battaglia della Luppa, l’8 dicembre 1966 una malaccorta amministrazione comunale pensò bene di porre nei pressi di Cascina Mastroddi una stele commemorativa in cui si inneggiava alla vittoria della legalità piemontese e si bollavano spregiativamente come “mercenari” Borges e i suoi eroici compagni. Nel pieno dell’esaltazione della retorica risorgimentale di una quarantina d’anni fa si affermava che gli uomini del maggiore Franchini avevano “prodemente debellato l’ardita banda mercenaria”. Sarebbe bastato agli amministratori dell’epoca consultare documenti coevi e pubblicazioni già esistenti per capire che la “prodezza” del maggiore Franchini era in realtà il frutto del tradimento di chi doveva aiutare Borges, come il vice console francese J. Rotrou e che l’interesse mercenario semmai era di chi depredò Borges del denaro che aveva addosso al momento della cattura. L’interessante e diffuso dibattito di revisione storiografica di quel periodo ha fatto montare – in questi ultimi quarant’anni – la protesta per la rozza faziosità, per l’evidente distorsione della verità storica, chiedendo a gran voce la rimozione della stele e la sostituzione con una meno partigiana, più pacata ed obiettiva nella valutazione dei fatti.

VECCHIA TARGA COMMEMORATIVA, OGGI RIMOSSA.

Vecchia targa commemorativa, oggi rimossa.

Nuova targa commemorativa

Nuova targa commemorativa.

Di tanto, oggi, se ne sono fatti carico l’attuale Amministrazione comunale di Sante Marie, guidata dal Sindaco Lorenzo Berardinetti ed il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidato dall’ultimo discendente dei Borboni, il Duca delle Calabrie.

E così, dopo la celebrazione della S. Messa nella chiesa di Sante Marie, in un clima commosso di rievocazione, in un paesaggio innevato come quello del 1861, il nuovo cippo è stato scoperto dal Sindaco Berardinetti alla presenza di autorità civili (tra cui il Presidente del Consiglio Regionale avv. Tagliente ed il Sindaco di Tagliacozzo, dr. Prudenza), del Delegato dell’Ordine Costantiniano, prof. Saviano, del dr. Capuana (discendente di uno dei fucilati, don Michele Capuana, all’epoca amministratore del Principe di Bisignano), del cap. Alessandro Romano, del dott. Giovanni Salemi, di autorità militari e di un folto gruppo di partecipanti. Particolarmente toccante il momento in cui – allo scoprimento della lapide – una tromba, rendendo onori militari ai caduti, ha fatto riecheggiare nella vallata le note del “silenzio” d’ordinanza.

Ci sono voluti 142 anni, troppi a dire il vero, ma giustizia alla fine è stata resa ad uno degli eroi dimenticati di una guerra non dichiarata e sporca che vide contrapposti uomini di una stessa nazione.

Oggi “la revisione” – come detto – è termine assai di moda, ma si preferisce applicarla ai fatti più recenti della nostra storia: si continua a dimenticare o a distorcere la verità sui fatti della seconda metà dell’ottocento, quasi che questa possa nuocere agli ideali di unità che tutti noi – indistintamente – apprezziamo e difendiamo.

Posa della nuova lapide,momento commemorativo
Foto del Cap. Alessandro Romano

Posa della nuova lapide,momento commemorativo

La recente manifestazione di Sante Marie dimostra, invece, che ci sono ancora nella nostra nazione uomini – come il Sindaco Berardinetti – coraggiosi nel valutare con il distacco necessario il nostro Risorgimento e sereni ed obiettivi nel restituire l’onore scippato ad un soldato straniero che pagò con la vita la lealtà al proprio sovrano e che ebbe il solo torto di imbarcarsi in un’impresa impossibile e di schierarsi dalla parte di chi perse.

Oggi finalmente, come si legge sul nuovo cippo, Borges e i suoi compagni possono veramente “riposare in pace”, avendo vinto 142 anni dopo la battaglia in difesa del proprio onore e dei propri ideali.

Valentino Romano