Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano
5 giu

Ferdinando IV di Borbone
Il 5 giugno 1796 a Parigi fu firmata una pace che fin dalla sua firma sembrò più un armistizio che un accordo che potesse durare nel tempo. La politica espansionista della Francia sembrava non doversi mai fermare; dopo il trattato di Campoformio i francesi rivolsero le loro mire allo Stato Pontificio dove, preparata ad arte una sommossa nella quale fu ucciso il generale Duphot, procedettero alla occupazione del territorio ed alla creazione della Repubblica Romana, altro fantoccio nelle loro mani, e seguitarono nella spoliazione del patrimonio artistico, costringendo il Pontefice Pio VI ad abbandonare Roma per chiudersi in un convento in Toscana. (continua…)
3 giu
di Roberto Maria Selvaggi

Nel primo pomeriggio del 13 agosto 1851 uno spaventoso terremoto colpì la Lucania, radendo al suolo la città di Melfi, tale fenomeno fu avvertito anche in Capitanata ed in Terra di Bari.
1 giu
di Marina Salvadore

Mi fanno ridere coloro che parlano di “revisione” della storia. La storia non è un’automobile che perde olio dalla coppa o ha i dischi dei freni consumati. La storia “é stata” ed “è” costantemente ritrascritta in gaudio del regime sotto cui, di volta in volta, conviene ammannirla. Ogni passaggio storico, sin da quando esiste la scrittura, sin da quando sono nati gli scrivani quindi i “cancellieri” con tanto di Potere di Sigillo è sempre stato archiviato e custodito quale “fonte” nella Memoria Storica di un Popolo, di una Nazione. Non solo la cronaca del Sud dell’Italia, dopo i fatti del “Risorgimento del Nord”, è stata nascosta e proibita al volgo; anche quella di altri Popoli e di altri Paesi. Cosa che avverrà puntualmente per la Storia Truculenta dei giorni che stiamo vivendo, a danno dell’identità di altri popoli. Si evitino quindi i voli pindarici circa il revisionismo, perché non ha motivo d’essere. … Perché, con la scusante ormai politicizzata dell’idea di “revisionismo”, fintamente e furbescamente dichiarata questione di lana caprina ma invece sostenuta e divulgata oltremisura proprio dai suoi delatori, la storia vera di un popolo rischia di scadere addirittura nel mito, nella leggenda ovvero nell’impossibile.
12 mag
di Francesco Morabito
Stemma araldico del casato dei d’Alessandro, duchi di Pescolanciano ( per gentile concessione di pubblicazione del Duca Giovanni )
Reale Dispaccio del 24 dicembre 1774 : “ …la Maestà Sua … ha comandato, con Real Carta del 1° dello andante, che prima di ogni altro si faccia costà la distinzione dei ceti in tre classi. Una cioè delle famiglie nobili, la quale comprender debba tutti coloro che vivono nobilmente e che li di loro maggiori così parimenti hanno vissuto; con includersi in detta classe li nobili di privilegio, cioè, li dottori di legge, li dottori di medicina, in quanto però alle persone non già alle famiglie. Ben inteso che li dottori di legge, subito avranno da padre in figlio acquistato lo stesso onore, debbono essere ascritte le famiglie delli medesimi al primo ceto, purché non si esercitino in mestieri vili e servili. Non così per li medici, l’ascrizione dei quali alla prima classe sarà sempre delle persone tantum, e con condizione espressamente richiesta in detta Real Carta, che non possano giammai essere eletti per individui nel Decurionato o per annuali amministratori dell’Università. Nella seconda classe vuole il Re che vi siano ascritte le famiglie di coloro che vivono civilmente, come ancora li notari, li mercadanti, li cerusici e gli speziali ; e nella terza finalmente gli artisti e li bracciali”. (continua…)
15 apr
Resoconto Stenografico 597
( tratto dal sito Fondazione Culturale “Angelo Manna” )

SEDUTA DI LUNEDI’ 4 MARZO 1991
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE Adolfo SARTI
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca: Interpellanza e interrogazioni.
Cominciamo dalla seguente interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della Difesa, per sapere – constatato che vige tuttora il più ostinato e pavido top secret di fatto su quasi tutti i documenti comprovanti gli intenzionali bestiali crimini perpetrati dalla soldataglia piemontese ai danni delle popolazioni, per lo più inermi, delle “usurpate province meridionali” dal tempo della camorristica conquista di Napoli a quello della cosiddetta “breccia di Porta Pia” (praticata dai papalini dal di dentro delle mura leonine?..): top secret voluto, evidentemente, dai grandi custodi di quell’epoca di scelleratezze e di razzie che prese il nome di “Risorgimento italiano” e della quale il sud paga sempre più a caro prezzo le conseguenze; considerato altresì che nell’assoggettato ex reame libero e indipendente va assumendo, finalmente, sempre più vaste proporzioni quel processo di revisione e di demistificazione della storia scritta dai vincitori (tuttora ufficiale!) che dovrà fornire le motivazioni di fondo e lo stimolo alle future immancabili rivendicazioni politiche delle colonizzate regioni -: quando vorrà degnarsi di consentire il libero accesso agli archivi dello stato maggiore dell’esercito italiano che nascondono tuttora, in almeno duemila grossi volumi, documenti fondamentali di natura non già soltanto militare (ordini, dispacci, rapporti relativi a movimenti di truppa e ad esiti di combattimenti, di imboscate e di raid repressivi e briganteschi), ma anche e soprattutto di natura squisitamente politica: istruzioni riservate e anche cifrate del governo subalpino a profittatori, luogotenenti, prefetti, ufficiali superiori, sindaci, comandanti di guardie nazionali; verbali di interrogatori eseguiti nelle carceri, nelle caserme, presso le sedi municipali dagli aguzzini in uniforme che si coprono di disonore nell’infame periodo delle leggi marziali e delle sbrigative esecuzioni capitali; soffiate di spie e informazioni di agenti segreti ai militari, distinte di requisizioni e di espropri illegittimi con l’indicazione delle vittime; elenchi dettagliati dei preziosi, dei contanti e degli oggetti d’arte o sacri razziati nelle case, nei banchi pubblici, nei palazzi reali e nelle chiese; concessioni, infine, di premi, cattedre universitarie o liceali, sussidi una tantum o vitalizi a rinnegati, prostitute, delinquenti comuni (camorristi) e profittatori dai nomi altisonanti trasformati in “eroi puri” e beatificati o divinizzati nei sacri testi della agiografia risorgimentale.
10 apr

Nel 1130, notte di Natale, con una fastosa cerimonia Re Ruggero II sancì a Palermo la nascita del Regno di Sicilia. Da quella notte, tutto il Sud della penisola italiana, dagli Abruzzi alla Sicilia, fu unificato nel primo vero Stato come nazione indipendente con capitale Palermo.
Quel 25 dicembre è una data simbolica: Ruggero II si presentava come il redentore di tutte le popolazioni del Sud della penisola e, nello stesso tempo, come il fondatore di un regno cristiano. Il Regno, a quella data, aveva circa tre milioni d’abitanti, ed era da sempre considerato il territorio più bello d’Europa per l’antica cultura, per il clima, per gli stupendi paesaggi e per lo stesso modo di vivere della gente, che già per questo poteva ben dirsi una nazione. Nel resto d’Italia vi erano altri cinque milioni d’abitanti, divisi in tanti piccoli agglomerati feudali, qualcuno non più grande della sua cerchia di mura, aventi origini, tradizioni e idiomi diversi.
7 apr

Si è scritto molto sulla cosiddetta “Questione Meridionale”, libri, trattati, saggi, tesi, Leggi, normative e regolamenti ma infine si è fatto poco o niente.
Molti autorevoli esponenti del mondo politico ed economico hanno cercato di dare diverse spiegazioni del fenomeno di impoverimento progressivo del Sud ma non hanno mai applicato l’equazione risolutiva del problema e questo sicuramente solo per opportunismo più che per incapacità professionale. Infatti il “problema Sud” non è mai stato risolto perché ciò sarebbe stato contrario, come lo è tuttora, agli interessi di una certa parte della nazione quindi tutti i governi che si sono succeduti, dall’unificazione dell’Italia ad oggi, ligi ed ubbidienti ai veri padroni della vaporiera, hanno attinto con imperterrita spudoratezza alle ricchezze del Sud, procedendo ad un depauperamento territoriale e sociale mai avvenuto in tutto il resto del mondo.
12 mar

Tempo fa` una polemica breve ma intensa segno` sulla stampa l’apertura delle mostre sul Regno delle Due Sicilie. Nessuna voce discorde si era levata quando iniziative analoghe erano state prese in altre citta` italiane – di grande successo le mostre fiorentine sui Lorena nei primi anni Ottanta – a celebrare realta` storiche e sociali pre-unitarie. Solo per il Regno delle Due Sicilie valeva ancora l’antica maledizione della “negazione di Dio”. Ignorata la conseguenza naturale di privare meta` degli italiani di un passato storico, di una continuita` di tradizioni, cultura, modo di vivere che viene ampiamente concesso ad altri abitanti della penisola.
11 mar
Mentre lo Stato “italiano” è fermo al passato, noi Duosiciliani guardiamo al futuro
(Tratto dal periodico “DueSicilie” 4/2002)

La politica ha molto fascino per la gente, tuttavia mai termine come ‘politica’ è stato ed è tanto vituperato. Nella parlata comune, infatti, tutto ciò che si riferisce alla politica è considerato come negativo ed è associato alla furbizia e ad attività legate alla protezione di interessi particolari. La politica, invece, semplicemente detta, è quella attività rivolta a indirizzare l’azione dello Stato verso la soddisfazione del bene comune di tutti i cittadini ed alle buone relazioni con gli altri Stati.
Tuttavia, e per vari motivi, la politica non sempre riflette questi necessari propositi. Nella Democrazia parlamentare, perché la molteplicità dei partiti e degli interessi contrastanti generano compromessi che non sempre realizzano le soluzioni migliori; nella dittatura, perché la visione unidirezionale della vita pubblica non consente la partecipazione dei cittadini; nella repubblica perché si privilegiano i grandi gruppi di potere oligarchico.