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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2002

La Storia Proibita

La Storia ProibitaCarmine Colacino, Alfonso Grasso, Andrea Moletta, Antonio Pagano, Giuseppe Ressa, Alessandro Romano, Maria Russo, Marina Salvadore, Maria Sarcinelli

Prefazione a cura del Prof. Nicola Zitara

Il libro affronta la questione risorgimentale da un’ angolazione molto diversa da quella ufficiale; la prospettiva non è più quella canonica Nord verso Sud; la comoda convenzione viene giustamente capovolta ed il Sud è finalmente attore, gli vengono restituiti voce, forza, territorio, istituzioni, ricchezze, ingegno, industrie, politica, orgoglio, esercito, Stato. Con chiarezza e determinazione vengono demolite tutte le falsità storiche che sono state utilmente propagandate per denigrare l’antico Stato delle Due Sicilie, non con parole, ma attraverso documentazioni inoppugnabili e testimonianze inedite.

L’Italia che esce da questo libro è subdola e fratricida ma sicuramente più vera in quanto spoglia di 140 anni di menzogne risorgimentali.

Edito da Controcorrente, Via Carlo de Cesare, 11 – 081-421349/081-5520024- Fax 081-4202514- e-mail : controcorrente_na@libero.it

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  • Banco di Napoli

    …le ragioni della sua scomparsa e forse anche quelle della sua futura rinascita.

    Questo articolo risale a qualche anno prima del processo di assorbimento del Banco di Napoli da parte del S. Paolo di Torino e ci dà una chiave di lettura molto diversa da quella che è stata ufficialmente diffusa. Carmine De Marco non è certo un veggente, è semplicemente un imprenditore del SUD di rara preparazione tecnica, economica e sociale oltre che profondo conoscitore della storia. (altro…)

    Il Casatiello

    Casatiello

    Esorcismo di una pietanza squisita che non sono mai riuscita a digerire, purtroppo.

    Gli antichi testi flegrei, rinvenuti recentemente a Cuma nell’antro della omonima Sibilla, recano – tra le tante – testimonianze importantissime circa le tradizioni culinarie pagane dei nostri antenati. La pizza, ad esempio, nata come bevanda offerta a Cerere per ingraziarsene la benevolenza per i buoni raccolti della terra, nei secoli si è tramutata in vivanda; la pastiera napoletana nasce invece come offerta alla Sirena Parthenia, per ringraziarla del canto melodioso e toccante col quale, di tanto in tanto, emergendo nel Golfo di Napoli, ella soleva benedire quella costa paradisiaca che scelse come casa… Ma per il casatiello è tutt’altra storia!

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  • di Paolo Sgroia

     

    Salerno

    Alla fine del Settecento nascono i primi insediamenti industriali nella Provincia di Salerno: le prime ditte sono in prevalenza rivolte in attività manifatturiere e nelle arti.

    Nel periodo dell’occupazione francese e subito dopo avviene una brusca fermata degli investimenti nell’industria anche perché con la guerra in atto c’è il blocco commerciale degli Inglesi verso i Francesi: manca il cotone che proviene dalle colonie inglesi.

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  • Garibaldi: Negriero

    Un po’ di luce sull’omertà degli storici

    (dal PeriodicoDueSicilie 11/1999)

    Questo era l’”eroe” del risorgimento: un negriero, cioè un trafficante di schiavi. Esaltato da tutta la storiografia imperante come il paladino della libertà, come il “liberatore” delle popolazioni delle Due Sicilie, “l’eroe dei Due Mondi” invece aveva anche campato trasportando schiavi cinesi (coolies). Cosí come poi ha ridotto le popolazioni del Sud in questa Italia fatta unita al solo vantaggio della dominazione savoiarda e delle lobby di potere che le sono succedute fino ad oggi.

    È sintomatico, dunque, che questo personaggio sia il piú grande simbolo di questo potere dal quale è onorato con monumenti, strade, piazze, associazioni, enti, navi, eccetera, in questa Italia ormai ridotta a una sordida puttana, sfruttata da questi ricottari che l’hanno asservita a libidinosi interessi stranieri, mentre lo Stato delle Due Sicilie è diventato una sua colonia interna. Ma chissà fino a quando.

    Antonio Pagano

    Garibaldi: Negriero
    Schiavismo

    All’inizio del 1998 l’UNESCO decise di dedicare l’anno alla lotta contro quel terribile, ancora attuale, morbo sociale e mondiale chiamato schiavitú. Iniziativa molto lodevole, non c’è che dire, ché, perfino la fortunata Europa, patria conclamata degli immortali principi del 1789, non può scagliare la prima pietra dato che, anche nel vecchio continente, talvolta si scoprono, e non sono una rarità, lavoratori trattati peggio delle bestie, e, per ironia, animali coccolati e vezzeggiati meglio degli uomini.

    Lo scafista ante litteram

    Il buon proposito dell’UNESCO ha fatto però ricordare a qualcuno – le solite malelinguacce biforcute sputaveleno che provano lubrico orgasmo ad infangare la Storia Sacra del Risorgimento – che anche un certo eroe, il mitico Garibaldi, non fu, forse, alieno dal dare il suo contributo lenonino al commerciucolo di carne umana, non di bianchi cristianucci ovviamente – perché il Grande Architetto dell’Universo non vuole – ma di asiatici sí in un’epoca in cui era ancora fiorente il losco mercatare di schiavi tra la Cina e l’America meridionale per l’importazione di coolies, «ufficialmente liberi emigranti, in realtà semi-schiavi costretti ad imbarcarsi con violenze e minacce, forza-lavoro venduta e commerciata come bestiame» (Guido Rampoldi) da piegare, con la sferza e sotto buona scorta armata, nelle miniere e nei campi dei ricchi fazenderos sudamericani.

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  • Archiviato in: Storia
  • di Roberto Maria Selvaggi

    Puglia

    Le Puglie furono, durante il Regno borbonico, insieme all’attuale Campania, il vero motore economico dello Stato.

    150 anni fa Ferdinando II insieme alla consorte Maria Teresa vi compì un lungo viaggio. Accompagnato dai fratelli Luigi, Conte d’Aquila, e Francesco, Conte di Trapani, nonché dal generale Carlo Filangieri, partì da Napoli il 15 maggio 1847 e giunse a Foggia il giorno successivo.

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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