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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2002

Balla coi lupi

Balla Coi Lupi

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Nell’ annoso e appassionato compito di divulgazione delle loro orgogliose radici ai meridionali ed ai meridionesi ,…agli autoctoni inconsapevoli, ai “deportati” reazionari ed agli “integrati” , ai sordo-muti-ciechi pagnottisti e narcisisti che non intendono rinunciare agli scarsi privilegi di servi della gleba, ho sovente incontrato – nella giostra delle numerose associazioni e movimenti meridionalisti che ovunque pullulano – patrioti incanutiti e inamovibili, silenti e troppo aristocraticamente pretenziosi, desiderosi solo di un attimo di gloria o di un nastrino dell’ Ordine Costantiniano o di un invito al ballo del discendente del nostro antico Re….

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  • Giuseppe Garibaldi

    (dal PeriodicoDuesicilie 09/1998)

    Chi era veramente l’avventuriero dei due mondi ?

    Giuseppe Garibaldi

    Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807 e morí a Caprera il 2 giugno del 1882. Il personaggio, esaltato come eroe dalla storiografia dell’attuale regime, era in realtà di ben diversa levatura. Per poter far comprendere chi era veramente Garibaldi ho ritenuto di raccontare gli episodi della sua vita piú significativi, quelli cioè a cui viene data piú importanza dai suoi agiografi, solo nei fatti essenziali, senza cioè dedurne alcun commento, lasciando cosí ai lettori di farsene di suoi. Attorno a questi episodi sono state pure inserite le piú significative vicende storiche, durante le quali, e per conseguenza delle quali, quegli episodi avvenivano. In tal modo, mi pare, quegli stessi episodi riescono ad essere compresi e, soprattutto, riescono a delineare una immagine certamente piú realistica della essenza del personaggio, definito dalla storia come “l’eroe dei due mondi”, ma che, a mio sommesso parere, fu un uomo, a dir poco, ingenuo, sia pure un avventuriero di diaboliche qualità, manovrato abilmente da un non tanto oscuro burattinaio.

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  • Tu vuo’ fa’ l’Americano

    Tu vuo’ fa’ l’Americano

    Che fossimo diventati una colonia americana sin dallo sbarco “alleato” non v’è mai stato dubbio ma siamo comunque sempre andati fieri della nostra antica civiltà, della millenaria storia che abbiamo alle spalle. Abbiamo insegnato molte cose, soprattutto agli americani che, tristemente, dovevano mettersi in viaggio da molto lontano, per ammirare le nostre vestigia storiche, delle quali a Las Vegas esiste qualche volgarissima e raffazzonata imitazione in cemento armato e plastica…. Loro, poverini, sono un popolo giovane, senza tradizioni e con pochissima storia – essendo pure un popolo variegato, un patchwork di esuli, emigranti, perseguitati politici di altre lontane civiltà – desiderosi d’impossessarsi di un nobile briciolo di identità nazionale, DI RADICI, che – spiace per loro – spetterebbe solo ai nativi americani ovvero a quella razza “rossa”, prima falcidiata dal nostro Colombo (che non è il più celebre “tenente” del datato serial americano) quindi relegata a calci nel sedere nelle riserve indiane e clinicamente trasfusa, per tenerla in vita e fare monetizzante folklore hollywoodiano, con alcool, hot dog, patatine e big Coke, com’è analogamente accaduto per l’antichissima razza nativa australiana degli aborigeni, il cui 70% del residuato bellico oggi esistente, che vive ai margini del deserto e delle megametropoli è composto da alcolisti e depressi…… Insomma, gli anglosassoni ne han fatti di danni all’umanità!

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  • Ma chi erano poi i Briganti?

    Ormai sappiamo rispondere. Essi erano ex ufficiali e soldati del disciolto esercito Duosiciliano (Borbonico), contadini, preti, giovani renitenti alla leva, donne innamorate dei loro uomini insomma, in poche parole erano parte di un Popolo che non voleva sottomettersi alle angherie del nuovo conquistatore piemontese e dei loro alleati liberali, pur sudisti questi ultimi. Se oggi il revisionismo storico di quel triste periodo sta dilagando, portando alla luce i misfatti perpetrati nel Sud in 143 anni di esasperata colonizzazione, lo dobbiamo soprattutto al sacrificio di quei giovani. E furono decine e decine di migliaia a sacrificare la loro vita in nome della libertà.

    Non briganti, nel senso dispregiativo ancora oggi usato a mani piene dagli storiografi ufficiali ma guerriglieri, insorgenti, partigiani e legittimisti anche loro padri, madri, fratelli e sorelle che si opposero, forse in modo confuso ma sempre coraggioso, ad un esercito invasore agguerritissimo, spregiudicato e terrorista.

     

    Noi non possiamo e non dobbiamo dimenticarli.

    Domenico Iannantuoni

     

    Gioacchino Di Pasquale

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  • La vera storia di Luisa Sanfelice e dei suoi compagni

    Nel 1847 un decreto reale comunicava al paese che il Ministro delle Finanze Ferdinando Ferri era stato ritirato e sostituito con il Cavalier Giustino Fortunato. Il decreto in questione chiudeva la lunga, sorprendente e disinvolta carriera di un personaggio che fu protagonista, nella sua vita, di importanti avvenimenti storici. (altro…)

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  • Viva ‘o Rre! Qua’ Re?..’nu Rre!

    Morbosamente immaginando il prossimo sbarco a Napoli del prodigo sabaudo

    Carlo Filiberto

    Carlo di Borbone (a sx) ed Emanuele Filiberto di Savoia

    Le zandraglie dei quartieri spagnoli e le vajasse funnachère d’abbascio ‘o puorto, tutte ingioiellate di lucenti ex voto della Madonna dell’Arco, tentennanti sui tacchi a spillo delle decolletè Valentino-“origginali”, trucidamente leopardate e zebrate in uno sfavillio di pizzi e merletti, con gerani parigini pendenti dai reggisenoni a balconcino, si apprestavano a lasciare il Tempio delle Sangiovannare, per correre ad intascarsi i 10 euro a testa, per la comparsata organizzata dal circolo nautico Savoja, nell’imminenza dello sbarco di Vittorio Emanuello e prole.

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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