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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2001

Premessa

Per il nostro Presidente Carlo Azeglio Ciampi il ritornello dell’Italia Unita è diventato un vero tormentone, non sa più cosa inventarsi, convegni, visite alle tombe degli illustri patrioti, commemorazioni sui luoghi delle battaglie…etc. etc.

Recentemente (in diretta TV) ha perfino riabilitato “quei ragazzi che fecero una scelta diversa…”; si riferiva ai ragazzi della Repubblica di Salò: … quei ragazzi che, anche loro, volevano l’unità d’Italia anche se con ideali diversi.

Non potevo credere alle mie orecchie; ma quale scelta i ragazzi di Salò poterono fare?

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  • Commenti disabilitati su CASALNUOVO MONTEROTARO ( FG ), BILANCIO CONSUNTIVO DOPO 140 ANNI DALL’UNITA’ D’ ITALIA (10/2001)
  • Archiviato in: Economia e Società
  • gaeta_colori.jpg

    Con la caduta della piazza dove per tre mesi 10000 napoletani

    con alla testa i loro giovani sovrani si erano eroicamente

    battuti di fronte all’intero esercito piemontese,

    iniziava una tragica parabola che in breve avrebbe

    trasformato una Nazione in una Colonia (altro…)

  • Commenti disabilitati su Il 13 febbraio 1861 a Gaeta finivano tragicamente la libertà e l’indipendenza dell’antico e prospero Regno del Sud
  • Archiviato in: Storia
  • Don Liborio Romano

    (dal Periodico Due Sicilie 07/2000)

    Don Liborio RomanoIl Boia delle Due Sicilie

    Il ritratto di questo personaggio, l’essenza del traditore tipo, per giunta sembra successivamente anche pentito, è quello di un uomo abbastanza vanesio, inconsapevole di quello che faceva e vagamente idealista. Un personaggio esemplare, dunque, per essere adoperato dagli invasori piemontesi per compiere atti devastanti all’interno dello stesso governo duosiciliano. Da evidenziare che fu proprio lui che consacrò definitivamente l’intreccio politica-delinquenza nel Sud, i cui effetti sono ben visibili ancora ai nostri giorni, come ci mostra la scoperta fatta a Napoli il 20 ottobre scorso di una loggia massonica che cospirava con la camorra per condizionare la vita politica.

    Il dramma di quei tragici giorni in cui si determinò la fine delle Due Sicilie fu che gli avvenimenti si svolsero in una atmosfera di incredulità da parte della dirigenza delle Due Sicilie. Incredulità abbastanza comprensibile perché i tradimenti erano talmente evidenti da far quasi credere non fossero reali. Del resto la politica estera delle Due Sicilie era sempre stata di stretta neutralità, rivolta soprattutto al benessere interno, per cui la ingiustificata aggressione da parte di uno Stato straniero era, per quella dirigenza, del tutto impensabile e, quindi, nulla era stato preparato per fronteggiare il terribile evento dell‘invasione piemontese.

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  • vero_a1.jpg vero_a2.jpg

    I testi scolastici usati dalla mia generazione, davano, dei Savoia, un’immagine di particolare affidabilità, riportando l’etichetta che aveva creato la storia di regime, per celebrare il coraggio, la saggezza e la bontà dei primi tre sovrani dell’Italia unita. Sicché, Vittorio Emanuele II, era il re galantuomo; Umberto I, il re buono; Vittorio Emanuele III, il re soldato. Gli italiani, quindi, potevamo andare fieri dei nostri sovrani. (altro…)

  • Commenti disabilitati su L’Unità d’Italia? E’ servita agli interessi dei Savoia
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  • 1848_sommosse.jpg

    L’anno che precede il fatidico 1848 fu denso di avvenimenti per il Regno delle Due Sicilie e, a chi è disposto ad osservare la storia con obbiettività e serenità di giudizio, appare come un anno di preparazione al disegno di riforma istituzionale dello stato che Ferdinando II, a dispetto degli storici di parte, portò avanti fin dalla sua ascesa al trono.

    Dal 1830 questo Sovrano salito al trono appena diciottenne, ad un’età che divide appena l’adolescenza dalla gioventù, aveva iniziato la modernizzazione ed il cammino riformistico dello stato napoletano. Fra alterne vicende, e contro la sorda ed opprimente opposizione fomentata dalla risorta carboneria internazionale incarnata dall’Inghilterra di Palmerston, il giovane Re seppe traghettare la nazione verso una forma di stato sempre più rappresentativa. Ogni mezzo fu messo in atto dai detrattori dominati da quell’Inghilterra che, toccata nei propri interessi dal nazionalismo del Re, dimenticava troppo facilmente di essere la nazione campione nella repressione dei popoli da Lei sottomessi.

    Il 1847 si era aperto con grande ottimismo e con ragionevole speranza (altro…)

  • Commenti disabilitati su Alla vigilia delle riforme i moti di piazza sconvolgono il regno
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  • Partigiani Calabresi

    Amantea: contadini, nobili e soldati borbonici si opposero uniti all’esercito napoleonico invasore

     

    di Gaetano Fiorentino

    Il 15 dicembre 1805 Napoleone ordina all’esercito francese di invadere il Regno delle Due Sicilie. Il comando è assunto dal generale Massena, che muove con tre colonne per un totale di 37000 uomini. Il 12 febbraio 1806 si arrende la fortezza di Capua, il giorno successivo Pescara, il 14 le avanguardie francesi entrano nella capitale, da cui il Re è fuggito in Sicilia sin dal 23 gennaio. Tre giorni dopo Massena invia distaccamenti in Puglia e Calabria, n sestultima regione il generale Regnier con 10000 uomini il 18 marzo batte i napoletani guidati da Ruggiero Damas a S. Lorenzo la Padula ed a Campotenese. (altro…)

  • Commenti disabilitati su La resistenza partigiana del Sud in Calabria
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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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