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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2001

Olio d’oliva, un orgoglio meridionale

Olio d’oliva, un orgoglio meridionale

( L’olio d’oliva tra sofisticazione, adulterazione e mistificazione )

Cos’è l’olio d’oliva?

L’olio d’oliva è l’unico olio vegetale consumabile nello stato in cui si forma in natura, contrariamente agli oli di semi che devono essere tutti rettificati fisicamente e chimicamente.

Da un punto di vista chimico l’olio d’oliva extravergine è una miscela di gliceridi di acidi grassi saturi ed insaturi al 99%, il restante 1% è detto insaponificabile.

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  • Quei piccoli eroi di Gaeta

    Eroi di Gaeta

    Il 7 settembre 1860 alla Nunziatella regnava una grande agitazione: la notizia che il Re aveva raggiunto Gaeta e che l’esercito avrebbe tentato un’ultima difesa sulla linea del Volturno, nonostante i silenzi di molti ufficiali ed istruttori, era trapelata. Alcuni dei ragazzi decisero di fuggire dal collegio per raggiungere il loro Re e per poter partecipare all’ultima difesa. (altro…)

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  • La memoria del SUD

    La guerra dei poveri contro gli invasori

    di Roberto Maria Selvaggi

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    La Lucania è una delle regioni del Sud che più ha sofferto in termini di sacrifici morali e materiali durante le invasioni che nell’800 tormentarono il nostro meridione. Nel 1810 fu infestata da un francese della peggiore specie, inviato anche in Calabria da Gioacchino Murat.

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  • Bandiera del Regno delle Due Sicilie

    Bandiera del Regno delle Due Sicilie

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  • Cucina e Tradizione

    (dal PeriodicoDueSicilie 11/1998)

    Un’idea che ti prende per la… GOLA

    Alcuni mesi fa ho conosciuto la signora Giuseppina Milo di Salerno, titolare di un negozio sito in viale Gramsci a Modena. Un piccolo locale, ma bene assortito di generi alimentari provenienti dal nostro Sud. Nel corso dei colloqui intrapresi tra un acquisto e l’altro, la signora si è mostrata molto sensibile ai problemi socioeconomici che affliggono il Sud, per questo ha voluto che lo slogan “COMPRA SUD, SUD È MEGLIO, propagandato da Nazione Napoletana, venisse utilizzato per i suoi biglietti da visita, condividendo la politica che il nostro movimento attua da qualche anno.

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  • ( dal PeriodicoDueSicilie 09/1999)

    Sta per finire l’anno 1999, l’anno in cui sono stati spesi (e … incassati, ovviamente, da quelli del “giro”) molti miliardi per festeggiare il secondo centenario dell’avvento dell’effimera “repubblica partenopea” e dell’invasione francese. Festeggiamenti che ci fanno riflettere su come questa gente, vero cancro sociale, intende il mondo, cioè alla rovescia: gli invasori diventano “liberatori”, i traditori diventano eroi, i ladrocini diventano finanziamento alle truppe “liberatrici” e gli assassini, gli stupri ed ogni genere di violenza diventano “atti liberatori”. Il 1799 fu, invece, un anno tristissimo, non solo per l’Abruzzo, ma per tutto il centro-meridione d’Italia. Ancora piú triste perché questa mala pianta, dopo duecento anni, non è stata ancora estirpata. Per tali motivi, ancora una volta, mediante le preziose ricerche dell’autore di questo inserto, LUIGI TORRES, vogliamo ricordare quegli avvenimenti, che furono l’inizio di altri ben piú gravi, che culminarono nel 1860, quando perdemmo la nostra indipendenza e fummo trasformati in una ormai silente colonia di quello che oggi è chiamato “triangolo industriale”.

    Altra nota interessante è, inoltre, la conferma del tradizionale sistema di difesa attuato nelle Due Sicilie, cioè quello dell’organizzazione spontanea delle “masse” dei cittadini in caso d’invasione da parte di truppe nemiche, fatto che dimostra la malafede degli attuali libri scolastici sul cosiddetto “brigantaggio”, che nel 1860 (poiché riguardava la conquista delle Due Sicilie) veniva chiamato tale, allo stesso modo degli invasori francesi, mentre le insurrezioni popolari contro le truppe tedesche avvenute negli anni 1944 – 45 venivano chiamate “resistenza”.

    Come sempre la storia “ufficiale” è quella scritta dai vincitori, ma … “adda passà sta nuttata“. (a.p.)

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  • Libri

    May-C Publishing

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    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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