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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2001

Un’analisi della catastrofe del 1860

(dal PeriodicoDueSicilie 07/2000)

 

Quasi sempre la geografia determina la storia.

 

Mappa Sud La conferma vine dalla osservazione di una qualunque mappa geografica: si troverà che i confini degli Stati quasi sempre coincidono con elementi naturali che caratterizzano il territorio. A questa regola non è sfuggita la geografia politica della Francia: a sud i Pirenei e il Mediterraneo, ad est il Reno e le Alpi, ad ovest l’Oceano Atlantico, a nord una zona di pianura ancora indefinita confinante col Belgio, che forse con l’andar dei secoli troverà la sua definitiva soluzione geopolitica. Tali confini la Francia se li è conquistati nel corso dei secoli tramite l’azione politico-militare di governi forti quando i vicini erano deboli, confini che rispecchiano grosso modo quelli che circa duemila anni fa aveva stabilito Giulio Cesare espellendo i Germani e gli Elvezii dal territorio che allora si chiamava Gallia e oggi Francia.

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  • 1862, la pulizia etnica piemontese

    ( dal PeriodicoDueSicilie 05/1999)

    “Fu questo il primo anno in cui il vessillo borbonico dello Stato indipendente delle Due Sicilie non sventolava piú nelle nostre terre, che, avviluppate in un plumbeo sudario di morte, cercavano di liberarsi dai nuovi barbari invasori: i predoni e assassini piemontesi. Gli avvenimenti, di cui siamo certi, elencati cronologicamente, volutamente scarni di ogni commento, fanno inequivocabilmente comprendere cosa deve essere stato per le nostre popolazioni vivere in quegli anni.
    Non dimentichiamolo. Non dimentichiamolo mai.
    Alla fine dell’anno 1861, la statistica, fatta dagli occupanti piemontesi, indicò che nel solo secondo semestre vi erano stati 733 fucilati, 1.093 uccisi in combattimento e 4.096 fra arrestati e costituiti. Le cifre fornite, tuttavia, furono molto al disotto del vero, in quanto non comprendevano quelle delle zone della Capitanata, di Caserta, del Molise e di Benevento, dove comandava il notissimo assassino Pinelli.
    Al Senato di Torino, il ministro della guerra Della Rovere, dichiarò che 80.000 uomini dell’ex armata napoletana, imprigionati in varie località della penisola, avevano rifiutato di servire sotto le bandiere piemontesi. Vi erano state migliaia di profughi, centinaia i paesi saccheggiati, decine quelli distrutti. Dovunque erano diffuse la paura, l’odio e la sete di vendetta. L’economia agricola impoverita, quasi tutte le fabbriche erano state chiuse e il commercio si era inaridito in intere provincie. La fame e la miseria erano diventate un fatto comune tra la maggior parte della popolazione, che trovò nell’emigrazione l‘unica possibilità di sopravvivenza alla pulizia etnica fatta dai piemontesi.”

    Antonio Pagano

    GENNAIO

    Il 1°, in Sicilia, insorse Castellammare del Golfo al grido di «fuori i Savoia. Abbasso i pagnottisti. Viva la Repubblica». Furono uccisi il comandante collaborazionista della guardia nazionale, Francesco Borruso, con la figlia e due ufficiali. Case di traditori unitari vennero arse. Strappati i vessilli sabaudi, spogliati ed espulsi i carabinieri. Le guardie e i soldati accorsi da Calatafimi e da Alcamo furono battuti e messi in fuga dai rivoltosi.
    Il 3 gennaio arrivarono nel porto di Castellammare la corvetta «Ardita» e due piroscafi che furono accolti a cannonate, ma con lo sbarco dei bersaglieri del generale Quintini i rivoltosi furono costretti alla fuga. I piemontesi subito incominciarono a fucilare centinaia di insorti catturati, tra cui alcuni preti. A Palermo comparirono sui muri manifesti borbonici e sulla reggia fu messa una bandiera gigliata.

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  • La bugia risorgimentale

    LA BUGIA RISORGIMENTALE - Gerlando Lentini

    (Il risorgimento Italiano dalla parte degli sconfitti)

    Gerardo Lentini 

    Il libro agile e conciso propone al lettore una visione risorgimentale assolutamente razionale e dunque rivolta all’analisi dei fatti piuttosto che delle intenzioni.

    L’accorta disamina delle proposte federaliste degli anni 1831/1850, restituisce al lettore spunti di estrema attualità, così come i processi di annessione sono riportati in sequenza crono-politica per meglio comprendere come il disegno unificatore non poteva compiersi senza l’umiliazione della Chiesa e del Popolo.

    Il complotto massonico/protestante contro la Chiesa Cattolica è denunciato con chiarezza inequivocabile ed i protagonisti risorgimentali, a tutti noti, ridimensionati nelle dovute proporzioni umane.

    Edito da IL CERCHIO iniziative editoriali

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  • L’assedio di Gaeta

    L’ASSEDIO DI GAETA - Teodoro SalzilloTeodoro Salzillo

    Chi meglio di un contemporaneo, chi meglio di un soldato assediato avrebbe potuto raccontare il terribile assedio della fortezza di Gaeta ?

    Teodoro Salzillo, grande combattente, tenace molisano, non si arrende all’idea che lo Stato delle Due Sicilie debba essere sottomesso da potenza straniera nel silenzio e con ignominia del suo popolo.

    Il libro tratta i diversi assedi di Gaeta nel corso dei secoli, si addentra nelle loro tecniche per poter fare il necessario confronto di “Valore”, tra  gli eserciti che di volta in volta hanno aggredito da una parte e dovuto difendere la gloriosa fortezza dall’altra. L’ultimo assedio, quello sostenuto dai due giovani sovrani Francesco e Maria Sofia, e dalle meravigliose truppe Duosiciliane, è il più fulgido il più glorioso. Leggendo il libro si comprendono bene i motivi per cui a distanza di tanti anni, coloro che furono vinti con aberranti sotterfugi e compiacenze internazionali,  oggi si presentano agli occhi dello storico attento e non di parte,  come  veri eroi  portatori di valori superiori.

    Edito da Controcorrente, Via Carlo de Cesare, 11 – 081-421349/081-5520024- Fax 081-4202514- e-mail : controcorrente_na@libero.it 

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  • Olive in Salamoia

    Olive

    (viaggio tra sofisticazione, adulterazione, mistificazione)

    (ma quanto ci costano ?)

    La conservazione degli alimenti è da sempre un argomento di fondamentale importanza e la sopravvivenza stessa di intere popolazioni è stata spesse volte pregiudicata dall’impossibilità di custodire e preservare i prodotti dell’agricoltura, della caccia e dell’allevamento dall’inevitabile deterioramento dovuto ai processi di decomposizione.

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  • 1861 Pontelandolfo e Casalduni

     (Un Massacro dimenticato)

    1861 PONTELANDOLFO E CASALDUNIGigi di Fiore

    La storiografia ufficiale non ne parla affatto ma il Sud, unificato al resto della penisola italiana con la forza delle armi piemontesi, rese potenti dall’aiuto economico dai grandi stati europei, è stato teatro di tragedie umane di immensa portata.

    La rappresaglia dell’esercito sabaudo, ora italiano, si rivolgerà ovunque contro migliaia e migliaia di inermi cittadini colpevoli solo di essere rimasti fedeli al loro re. A questi soldati sono ancora oggi dedicate strade e piazze proprio nei luoghi ove consumarono questi incancellabili delitti.

    Agli eroici cittadini di Pontelandolfo e Casalduni, morti per mano fratricida, Gigi Di Fiore dedica un romanzo storico tanto appassionato quanto crudo e veritiero. A Concetta e Pasqualino, ignari giovani, fragili creature, private della loro giovinezza e delle loro speranze, è affidato il compito di accompagnare il lettore nella comprensione di un periodo bellico tra i più violenti che la nostra storia ci ha insegnato. L’autore restituisce al documento storico e con abile maestria un tratto di elevata poesia e di toccante  verismo.

    Edito da Grimaldi &C Editori, Riviera di Chiaja, 215 – 081-40602 

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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