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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

Archivio del 2000

Garibaldi

In una seconda lettera indirizzata sempre a Disraeli e datata 10 ottobre 1861, Ulloa torna sul saccheggio e la dilapidazione dei fondi del Tesoro e dell’allora Banco delle Due Sicilie, più tardi chiamato Banco di Napoli. (altro…)

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    Nella lettera del 18 luglio 1861, la prima delle due indirizzate al politico britannico Disraeli, Pietro Ulloa tratta delle finanze del Regno delle Due Sicilie e della dissipazione attuata dai conquistatori piemontesi. (altro…)

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  • La repubblica partenopea

    La repubblica partenopea

    LA CONGIURA DEI BARONI NEL 1799 PER LA COSTITUZIONE DI UNA REPUBBLICA ARISTOCRATICA

    (dal PeriodicoDue Sicilie 7/1998)

    L’anno 1999 si avvicina, l’anno del bicentenario della effimera cosiddetta Repubblica Partenopea o Napoletana; anniversario triste; triste sia perché segnò, per la nostra Patria, l’inizio delle invasioni straniere, sia perché vide formarsi ed emergere nel nostro seno una cricca di collaborazionisti scellerati, che, per odio alla monarchia nazionale (questa, pur con i limiti del suo tempo, aveva il merito grandissimo di tenerci indipendenti dallo straniero), portarono a guerre civili tremende e alla distruzione del nostro antico Stato, edificato quasi per divino volere, da Ruggiero II il Normanno, la notte di Natale del 1130; è difficile, se non impossibile, contrastare la teologia giacobina ed i suoi sommi pontefici, rettificare giudizi storici forgiati e sedimentati nell’inconscio collettivo come verità assolute, specie se tali giudizi furono formulati da storici di nominanza galattica come Croce o altri; perciò già ci aspettiamo che mistici neogiacobini, insigniti di titoli accademici e, forse, anche di qualche attrezzo da muratore, infiammati di novello pathos filorivoluzionario, levino il peana liturgico con le sferre della retorica per la commemorazione e l’esaltazione di quell’episodio tragico e sanguinoso della vita nazionale delle Due Sicilie. Noi, poiché perdura, per dirla con Croce, “nella storiografia politica il vezzo di somministrare con preferenza racconti di stoltizie”, al di là di ogni mitografia ci sforzeremo, pur se sommariamente per tirannia di spazio, di spezzare una lancia nella ricerca della verità intorno a quei fatti che portarono alla luce quell’aborto degenere, figlio dell’invasione francese. (altro…)

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  • La fortezza di Fenestrelle

    Hitler non inventò nulla che non fosse stato fatto prima dai Savoia

    (dal PeriodicoDueSicilie 11/1998)

     

    Quando il comitato di redazione di Nazione Napoletana – Edizione Nord – decise di fare questo inserto, le indicazioni per RIN, l’autore di questo pezzo, furono quelle di fare una ricerca sulla Fortezza delle Fenestrelle, dove vennero rinchiusi i prigionieri Napolitani nel 1860. In realtà ne è venuto fuori qualcosa di diverso e, piú che delle Fenestrelle, l’inserto parla delle terribili sofferenze che sono state inferte ai nostri soldati dall’aggressore piemontese.

    A questo punto avrei dovuto cambiare il titolo, poiché solo verso la fine, e solo con una breve descrizione, si parla delle Fenestrelle, che fu, come leggerete, la “soluzione finale” per tanti nostri sventurati soldati. Ho voluto, tuttavia, lasciare intatto questo titolo perché Fenestrelle è al di là della sua storia. Fenestrelle identifica, infatti, i Savoia e i Piemontesi. La fortezza è cioè una “costruzione simbolo di popolo”: come lo è il Colosseo per i Romani, il Maschio Angioino per i Napolitani, la statua della libertà per gli Americani, cosí come i tanti monumenti in ogni città del mondo. Fenestrelle è un simbolo vergognoso, e identifica in modo esemplare quali sono stati i valori dei Savoia e dei Piemontesi, ma la costruzione è citata in un depliant turistico dalla Regione Piemonte come luogo da visitare, perché incarna lo “spirito europeo” (sic).

    Noi della redazione conosciamo benissimo le capacità dell’autore: paziente e instancabile ricercatore, puntiglioso nel trovare le prove delle vicende e, seppure appassionato patriota, equilibrato nei giudizi. Proprio per questo le notizie che sono venute fuori hanno suscitato in tutti noi un vero e proprio sgomento, indignazione e una profonda rabbia. Certo, dopo 138 anni da quegli avvenimenti, può far sembrare incredibile provare ancora questi sentimenti, ma vi accorgerete, leggendo, che queste sono le sensazioni che, frase dopo frase, montano dentro la mente di ogni lettore, anche non di parte.

    Antonio Pagano (altro…)

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  • Scomunica maggiore ai Savoia

    lanciata dal Sommo Pontefice Pio IX il 26 Marzo del 1860

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    (omissis) Dichiaro che tutti coloro, i quali hanno perpetrata la nefanda ribellione nelle provincie del Nostro Stato Pontificio, e la loro usurpazione, occupazione ed invasione ed altre cose simili, di cui abbiamo fatto querela nelle mentovate Nostre Allocuzioni, oppure hanno commesso alcuni tali cose, come pure i loro mandanti, fautori, aiutatori, consiglieri, aderenti o altri quali si siano, che hanno procurato sotto qualsiasi pretesto e in qualsivoglia modo l’esecuzione delle cose predette, ovvero le hanno per sè medesimi eseguite, hanno incorso LA SCOMUNICA MAGGIORE, e le altre CENSURE e pene ecclesiastiche inflitte dai Sacri Canoni, dalle Costituzioni apostoliche, e dai decreti dei Concili Generali, e se fa bisogno di bel nuovo li Scomunico ed Anatematizzo. (altro…)

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  • Le Due Sicilie e il mare

    ( Tratto dal PERIODICO DUE SICILIE Marzo 2000 )

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    Il FERDINANDO I
    Il primo battello a vapore del Mediterraneo (collezione Macpherson), varato il 24 giugno 1818 nel cantiere di Ponte della Maddalena presso il fortino Vigliena

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    1734: LA RINASCITA

    Amico, cominciamo anche noi ad avere una patria, e ad intendere quanto vantaggio sia per una nazione avere un proprio principe. Interessianci (interessiamoci, ndr) all‘onore della nazione. I forestieri conoscono, e il dicono chiaro, quanto potremmo noi fare se avessimo miglior teste. Il nostro augusto sovrano fa quanto può per destarne” (A.Genovesi, Lettera a Gioseppe De Sanctis, 3 agosto 1754). Il Sovrano di cui il Genovesi tesseva l’elogio era nientedimeno colui che aveva restituito la patria ai Duosiciliani nel 1734, il grande, indimenticabile Re Carlo III. (altro…)

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  • Libri

    May-C Publishing

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    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.

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