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Associazione Culturale Due Sicilie – Sede di Milano

45° INCONTRO TRADIZIONALISTA CIVITELLA DEL TRONTO 21 – 22 MARZO 2015

45° INCONTRO TRADIZIONALISTA DI CIVITELLA DEL TRONTO 21 – 22 MARZO 2015

 

Con l’aiuto di Dio, ci accingiamo a salire per il quarantacinquesimo anno consecutivo la rocca di Civitella del Tronto per incontrarci in una terra che fu bagnata dal sangue di uomini, donne, fanciulli e soldati perché rifiutarono il processo annessionistico e di omologazione liberale violentemente imposti nel 1860-61. Per questa ragione il Tradizionalismo ha raccolto a Civitella del Tronto, anno dopo anno,  le persone che hanno voluto ricollegarsi alla propria memoria storica ed alla Patria cristiana. Ad esse ha offerto il proprio modo di sentire la storia ed  il tempo presente.

Sono stati affrontati tanti temi, sempre al fine di recuperare la memoria storica quale premessa indispensabile per risvegliare nei più l’identità smarrita. Ed ancora, abbiamo cercato di diffondere lo spirito della milizia cristiana basato sull’onestà di intenti, sulla lealtà reciproca, sull’annientamento dei personalismi, Leggi tutto »

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  • “Perché briganti?” Disponibile l’eBook.

    E’ disponibile su tutti i principali canali di distribuzione digitale il nuovo eBook “Perché briganti?”.

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    Comunicato Di Maurizio Di Giovine

    Civitella del Tronto

    Civitella del Tronto

    Con l’aiuto di Dio, ci accingiamo a salire per il quarantaquattresimo anno consecutivo la rocca di Civitella del Tronto per incontrarci in una terra a noi sacra perché bagnata dal sangue di uomini, donne, fanciulli e soldati che rifiutarono il processo annessionistico e di omologazione liberale violentemente imposti nel 1860-61 al fine di difendere la Tradizione. Per questa ragione il Tradizionalismo ha raccolto a Civitella del Tronto, anno dopo anno, le persone che hanno voluto ricollegarsi alla propria memoria storica. Ad esse ha offerto il proprio modo di sentire la storia ed il tempo presente. Sono stati affrontati tanti temi, sempre al fine di recuperare la memoria storica quale premessa indispensabile per risvegliare nei più l’identità smarrita. Leggi tutto »

    Revisione della storia dell’unità d’Italia

    Revisione della storia dell'unità d'Italia

    E’ da oggi disponibile una nuova pagina che promuove l’e-book del testo “Revisione della storia dell’unità d’Italia” di Carmine De Marco.

    Ἄγραφος νόμος (La Legge Non Scritta)

    tesina

    Di seguito pubblichiamo la tesina dell’esame di Stato del Liceo Classico “Primo Levi” di Paolo Iannantuoni. Il documento sostiene le ragioni del Comitato “NO Lombroso” dimostrando da un punto di vista filosofico, giuridico e morale come l’attuale esposizione dei resti umani presso il Museo “Cesare Lombroso” sia contraria alla legge.

    Premessa
    L’analisi del caso “No Lombroso” trattato in questo lavoro nasce dalla visita, da parte del sottoscritto, del Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” di Torino, durante la quale trovai di dovere morale, etico e giuridico la presa a cuore di questo caso insieme a tutto il comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso”, creatosi di lì a poco. Questo scritto opererà dunque per punti nella scomposizione del problema e delle diverse questioni che emergono dal caso, con continui riferimenti di cronaca e legislativi. Leggi tutto »

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  • Cesare Lombroso e il Museo di Antropologia Criminale di Torino

    Di Francesco Schiraldi

    Cesare Lombroso

    Cesare Lombroso

     

    Cesare Lombroso, all’anagrafe Marco Ezechia Lombroso, nacque a Verona il 6 novembre del 1835, figlio di Aronne, ricco commerciante di stoffe, nonché di Zefira (o Zeffora) Levi, peraltro originaria di Chieri in provincia di Torino. Si laureò in Medicina, a Pavia, dopo aver studiato anche a Padova e Vienna, sebbene in famiglia fossero stati più propensi ad avviarlo agli studi giuridici.

    Qualora Marco Ezechia avesse seguito questi suggerimenti, probabilmente, avrebbe evitato di diventare famoso presso i posteri per teorie che di scientifico avevano molto poco…Non solo, perché ne avrebbe beneficiato, sotto diverso aspetto, la nazione intera e il Mezzogiorno in particolare, considerando la deriva seguita dai suoi discutibili studi. Andiamo per ordine. Leggi tutto »

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  • Libri

    May-C Publishing

    Selected Title

    Con questa ricerca storica “Perché Briganti?, gli autori descrivono il fenomeno del brigantaggio in Italia prima dell’Unità e partendo dai periodi più remoti, con particolare riferimento alla Calabria, distinguendo quello ordinario, costituito da organizzazioni malavitose dedite alla grassazione, perpetrate nelle campagne o sulle montagne, ma che più spesso agiva lungo le vie di comunicazione tra i centri abitati ai danni di inermi viandanti, da quelli derivanti da insofferenze sociali e passati per bassi fenomeni di banditismo come è il caso di quello di recente memoria post unitaria e definito dalla letteratura italiana come un “…..ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico sociale nelle campagne del Mezzogiorno, dopo l’unificazione italiana che, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, ivi comprese la completa abolizione dei secolari usi comuni delle terre a tutto vantaggio del latifondo, di grandi dimensioni ma solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive, che diede esca alla propaganda filoborbonica e clericale, ostile al nuovo stato liberale e a sua volta incapace di una politica che non fosse di pura repressione.

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    “Fra tutte queste regioni, la matrice della nuova Italia fu il Piemonte, situato a nord ovest, con Torino come capitale. Più a oriente, era la grande città di Milano, che doveva diventare il centro finanziario, commerciale e artistico del nuovo regno. La sua popolazione era attiva e dotata di senso pratico. Il sud assolato e la Sicilia formavano una regione a parte, e ciò sia per ragioni storiche e climatiche che per il carattere dei suoi abitanti. Questa differenza tra nord e sud era radicale. Un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli assai diversi di civiltà. I Borbone, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee”. Questa è la pagina iniziale della Storia d’Italia dello storico inglese Mack Smith ed è la storia che si impara a scuola: si può definire la storia ufficiale. Io credo che la Storia non sia quella impersonata da marionette come Vittorio Emanuele, Garibaldi, Cavour, Gladstone e raccontata da pennivendoli come Denis Mack Smith. Ho provato a ricostruire gli avvenimenti e ad arrivare, a differenza dello storico inglese e a differenza di tutti gli storici ufficiali, a conclusioni vere o più vicine alla verità.

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    Il presente lavoro deve le sue origini al suggerimento dell’amico Domenico Iannantuoni che mi ha sollecitato a ricordare il ruolo a cui è chiamato il Mezzogiorno italiano nel processo di integrazione europea e nello sviluppo dell’Italia nel contesto globale in cui viviamo2.Un lavoro contro lo stato attuale di maggior povertà alimentato da una politica ascara e orientata a voler continuare a mantenere tale condizione di differenza all’intero del Paese, quando addirittura incapace di porre rimedio.
    L’idea, quindi, di un libro che pensi al Sud parlando dell’Unione Europea intesa come unione di persone, racconti del percorso comunitario che, dagli interessi degli Stati/Nazione, si muove verso quelli che arrivano direttamente a coloro che sono i portatori dei bisogni specifici dell’agire umano, ai bisogni di prossimità: in pratica, alle persone.
    Tale percorso,che ci fa porre al centro dell’attenzione il “ben- essere” dell’uomo, nasce dalla lotta per la democrazia, di cui le grandi rivoluzioni sono state le interpreti e le fautrici, e si sviluppa nella costruzione della capacità di vivere in democrazia, per arrivare a concepire in maniera compiuta quest’ultima come forma di vita sociale.

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    Con questo libro è la prima volta che viene proposta un’antologia della storia del risorgimento in chiave marcatamente antirisorgimentale. Se ne fa promotore e compilatore Antonio Nicoletta mettendo insieme alcuni saggi, articoli di giornale e lettere inviate a vari quotidiani su argomenti tutti relativi ai contraccolpi che ebbe il Mezzogiorno d’Italia durante e dopo l’unificazione nazionale. Autori Filippo Chiappisi, Mario Montalto, Maurizio di Giovine, Glauco Reale, Antonio Pagano, Lorenzo Terzi, Mario Perfetti, Riccardo Scarpa e lo stesso Antonio Nicoletta.

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    Questo volume descrive in modo dettagliato una importante e sconosciuta opera di ingegneria, il ponte sospeso Real Ferdinando sul Garigliano, del Regno delle Due Sicilie realizzata nel 1832. Primo ponte sospeso realizzato con catenarie in ferro d’Italia. Costruito ben 29 anni prima dell’unificazione della penisola italiana, il ponte Real Ferdinando è una delle testimonianze più tangibili dell’alto grado di sviluppo del Sud Italia antecedente alla sanguinosa guerra di annessione ad opera del Piemonte. Attraverso la descrizione di quest’opera, l’autore propone una nuova visione delle dinamiche politiche ed industriali che hanno marcato lo sviluppo del sistema economico italiano dall’unità ad oggi. Dimostra inoltre che l’attuale divario di ricchezza tra Nord e Sud d’Italia, voluto e programmato da un’inadatta “casta” politica ed industriale orientata esclusivamente allo sviluppo del Nord Italia, è la ragione primaria dell’inarrestabile declino complessivo del Paese.

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    Per maggiori informazioni visita il sito: www.ilmeravigliosopontesulgarigliano.com.